Meridiano d’eterno
Capitolo 8 · Attesa
Giovedì · 05:07Livia si sveglia prima della luce.Nel buio, il metronomo tace per la prima volta da giorni.Il silenzio non è vuoto: è densità.Si alza, apre la finestra.Roma dorme nel suo modo inquieto —qualche finestra accesa, un cane che attraversa via Arenula,una sirena lontana che non ha urgenza, solo memoria.L’aria sa di ferro bagnato.Livia respira piano, come se avesse paura di rompere qualcosa.
Sul tavolo trova un biglietto.La calligrafia è la sua, ma non la riconosce.“Oggi nessun incontro. Oggi impara a restare.”
NICO – 08:11Si siede su una panchina della Stazione Trastevere.Non aspetta nessuno, ma guarda i tabelloni come se fossero oracoli.I treni partono e arrivano con ritardo, sempre di diciassette minuti.Un altoparlante gracchia numeri, ma tra un annuncio e l’altro si infilano parole che non dovrebbero esserci:«Pazienza. Ascolta. Non scappare.»
Nico sorride.Chiude gli occhi.Il rumore del ferro sulle rotaie si fa ritmo,come se il mondo stesse suonando per lui.Una donna con una valigia si siede accanto, senza guardarlo.Tiene tra le dita un rosario di legno e lo fa scorrere piano.Tac. Tac. Tac.Lo stesso battito del Meridiano.
«Lo sente anche lei?»«Cosa?»«Il tempo che respira.»Lei non risponde.Sospira soltanto, come chi ha appena ricordato qualcosa di antico.
AMIR – 11:43Cammina lungo via Labicana.Il traffico di Roma è un organismo nervoso, ma oggi si muove più lento.Ogni semaforo resta verde qualche secondo in più, come se volesse concedere grazia.Amir pensa alla Custode: “Domani vi insegnerò a fermarvi senza perdere tempo.”
Si ferma davanti a un negozio chiuso: Riparazioni ottiche e strumenti di precisione.Sulla vetrina un vecchio adesivo:“Tempo di attesa stimato: variabile.”Ride da solo.Prende il taccuino, annota:
“L’attesa non è vuoto, è architettura.Il tempo, quando non sa dove andare, costruisce.”
LIVIA – 14:20Non apre la bottega.Cammina per le strade senza meta.Ogni passo ha un’eco lenta, quasi visibile.Sente il corpo pesare di meno, come se i gesti avessero perso attrito.
Arriva in Piazza Mattei.La Fontana delle Tartarughe luccica sotto il sole di mezzogiorno.L’acqua cade con un ritmo preciso: quattro tartarughe, quattro zampilli.Livia si accorge che coincidono con quattro battiti del metronomo,e per un istante le sembra che il mondo stia aspettando insieme a lei.
Una bambina le si avvicina, le porge una moneta.«È tua.»«Non credo.»«L’hai lasciata cadere prima.»«Quando?»«Domani.»Livia sorride.La bambina se ne va, leggera, come un pensiero che non vuole spiegazioni.
NICO – 17:00È ancora in stazione.I treni passano, ma nessuno parte.La donna col rosario non c’è più.Sul sedile resta un frammento di vetro minuscolo, quasi polvere.Nico lo raccoglie.Non brilla, non pulsa.È immobile.Lo tiene in mano e sente che è giusto così:non tutto deve muoversi per essere vivo.
Un suono lo distrae: un pianoforte lontano, in uno dei corridoi sotterranei.Una melodia semplice, suonata male, eppure necessaria.Va verso il suono.Chi suona è un ragazzo cieco.Gli occhi fissi in un punto che nessuno vede.«Come fai a non sbagliare?» chiede Nico.«Aspetto la nota giusta. Arriva sempre.»
AMIR – 19:10Siede al bordo dell’Isola Tiberina.Guarda la corrente.Non cerca segni.Li lascia venire.Una foglia si ferma a girare su sé stessa per lunghi secondi.Poi sparisce sotto il ponte.Amir si volta verso la riva opposta:Livia e Nico sono lì, senza averlo deciso.Non si chiamano.Non servono parole.
19:17.Nessuna luce, nessuna voce, nessun miracolo.Solo presenza.Per tre secondi perfetti, nessuno di loro respira.E il tempo, felice, non scorre.
Dopo – 21:44Nel teatro, la Custode scrive a matita su un foglio:
“Attesa: il battito che non vuole essere sentito.”
Poi chiude gli occhi.Sotto il palco, le candele si spengono una dopo l’altra, ma la sala resta chiara.Come se la luce non avesse più bisogno di sorgenti.
Fuori, Roma è silenziosa e smisurata.Un tram passa, lento, e per un istante si ferma tra due fermate.Nessuno protesta.Il conducente sorride, come chi ha appena ricevuto una rivelazione troppo semplice per dirla.
© Francesco Cacciola – Opera registrata SIAE · Meridiano d’Eterno · Tempo e Amore ®