( irragiungibile )
Io.
Fermo.
Nel silenzio che mi abita.
Tu.
Laggiù.
Dove il cielo si arrende al mare.
Ti guardo.
E già mi manchi.
Non perché sei lontana.
Ma perché mentre ti raggiungo
diventi ancora.
Più cielo.
Più luce.
Più universo.
Cammino verso di te
con le tasche piene di meraviglia.
Ogni passo una scoperta.
Ogni scoperta una distanza nuova.
E tu continui.
Sempre.
Come fanno le stelle
quando crediamo di averle contate tutte.
Come fa il mare
quando pensiamo di aver visto l’ultima onda.
Come fa l’amore
quando smette di essere amore
e diventa destino.
Ti incontro.
E già ricominci.
Ti sfioro.
E sei oltre.
Ti conosco.
E un’altra te
si accende dietro i tuoi occhi.
Allora resto qui.
Tra lo stupore
e la resa.
Tra il desiderio di raggiungerti
e la bellezza di non riuscirci.
Perché tu non sei una meta.
Sei il viaggio.
L’ultima parola
che genera un altro silenzio.
L’ultimo gradino
che apre un’altra scala.
L’ultimo respiro
che contiene un altro universo.
E io…
io continuo a perdermi.
Felice.
Come una goccia
che scopre di appartenere all’oceano.
Come un navigante
che comprende troppo tardi
che la meraviglia non era il porto.
Era l’orizzonte.
Quello che arretra.
Quello che si allontana.
Quello che ti chiama.
Quello che non finisce.
Mai.
Perché ci sono amori
che non chiedono di essere raggiunti.
Chiedono soltanto
di essere attraversati.
E tu…
tu continui ad allargarti dentro di me
come il cielo fa con la sera.
Finché non rimane più confine
tra il tuo nome
e l’infinito.
