Se ti guardassi con i miei occhi, cosa vedresti di te?
Quando la porta si apre il mondo perde improvvisamente importanza.
Non accade fuori.
Accade dentro.
È una resa silenziosa.
Come la nebbia quando, senza opporre resistenza, lascia finalmente passare la luce.
Quando comincia?
Continuo a domandarmelo.
Ogni volta.
Da anni.
Resto immobile.
Non perché aspetti te.
Perché ascolto me.
Ascolto quel preciso istante in cui qualcosa cambia posizione dentro il mio corpo.
Le spalle si alleggeriscono.
Il respiro scende più in profondità.
Le mani smettono lentamente di appartenere a ciò che stavano facendo.
Non ho deciso nulla.
Nessuno glielo ha insegnato.
Eppure sanno.
Ti riconoscono.
Sempre.
Prima di me.
Il corpo ama molto prima delle parole.
Ti vedo.
No…
ti vedo dopo.
Prima sento quello che provo mentre ti vedo.
È diverso.
Molto diverso.
Perché il tuo volto arriva ai miei occhi.
La tua presenza arriva ovunque.
C’è un silenzio che conosco soltanto quando sei davanti a me.
Non è assenza di rumore.
È il mondo che, per un istante, accetta di mettersi in disparte.
Per lasciarti passare.
Forse è questo l’amore che provo per te.
Il resto delle cose che, senza offendersi, smette di chiedere attenzione.
Alzi gli occhi.
Li lasci arrivare fino ai miei.
È un attimo.
Breve.
Quasi invisibile.
Eppure, ogni volta, succede qualcosa che ancora non riesco a spiegare.
Sento sciogliersi una tensione che ignoravo perfino di avere.
Come se avessi trascorso l’intera giornata trattenendo il respiro.
Come se il mio corpo aspettasse soltanto il permesso di tornare a casa.
Sei il mio anno zero.
Ti muovi.
Appoggi la borsa.
Ti sistemi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Cerchi qualcosa nella stanza.
Io, invece…
continuo a cercare te.
Non il tuo volto.
Quello lo conosco.
Cerco quel dettaglio piccolissimo che ancora mi manca.
Perché ogni sera ne trovo uno nuovo.
Una piega diversa del sorriso.
Un modo appena accennato di abbassare gli occhi.
Una luce che attraversa il verde delle tue iridi e che il giorno prima, ne sono certo, non c’era.
Oppure c’era.
Ed ero io a non esserne ancora degno.
Com’è possibile?
Come si può continuare a scoprire la stessa persona dopo tutti questi anni?
Dove ti nascondi mentre io credo di conoscerti già?
Forse amare è accorgersi che una persona non finisce mai.
Tu dici soltanto:
“Ciao.”
Una parola.
Cinque lettere.
Il resto lo costruisce il mio silenzio.
Perché ci sono parole che hanno un significato.
E poi ce ne sono altre che hanno tutto ” dentro “.
La tua voce appartiene a queste.
Resta.
Anche quando hai già smesso di parlare.
Ti osservo ancora.
Non per paura che tu scompaia.
Ma per gratitudine.
Perché esisti.
Perché, senza saperlo, continui ogni giorno a restituirmi una versione di me che non avevo mai conosciuto prima di incontrarti.
E allora capisco una cosa.
La domanda con cui inizia ogni pagina non è mai stata una domanda.
È un desiderio.
Vorrei davvero che, almeno una volta nella vita…
tu potessi guardarti con i miei occhi.
Per incontrare, finalmente, la donna che io continuo a vedere ogni volta che il mondo si fa da parte…
e lascia entrare te.
