Se ti guardassi con i miei occhi, cosa vedresti di te?
La notte ha un privilegio.
Può guardarti senza chiederti nulla.
Anch’io.
Aspetto sempre che il sonno ti trovi.
Non c’è fretta.
Ogni gesto rallenta.
La stanza perde i suoi contorni.
Resta soltanto il tuo respiro.
È in questo momento che ti conosco davvero.
Non quando mi parli.
Non quando sorridi.
Nemmeno quando mi guardi.
Ti conosco quando il mondo smette di chiederti di essere forte.
Chiudi lentamente gli occhi.
Le ultime difese si arrendono.
Il giorno se ne va.
Con lui anche quella parte di te che affronta ogni cosa con il coraggio che conosco così bene.
Resta la donna.
Soltanto la donna.
Ed io…
rimango a guardarla.
Il sonno non ti cambia. Ti restituisce.
Non saprei dire quanto tempo passi.
Non lo misuro mai.
Ogni sera penso di averti osservata abbastanza.
Poi il mio sguardo trova qualcosa che non conosceva.
Una piega diversa delle labbra.
Il modo in cui una ciocca di capelli cade sul tuo viso.
La calma con cui il tuo respiro attraversa il silenzio.
E ogni volta ricomincio.
Come se fosse la prima.
Mi sorprende una cosa.
Credevo che il tempo servisse a conoscere una persona.
Con te accade il contrario.
Più passa il tempo…
più mi accorgo di non averti ancora finita.
Esistono volti che il tempo non consuma. Li approfondisce.
A volte allungo appena una mano.
Non per svegliarti.
Nemmeno per sfiorarti.
Per accorciare quella piccola distanza che la notte mette tra due persone.
Poi mi fermo.
Perché capisco che l’amore, qualche volta, è anche questo.
Lasciare che il sonno continui il suo lavoro.
Senza interromperlo.
Ti guardo.
E mi accorgo che il silenzio ha imparato il tuo nome.
Fuori la notte continua.
Dentro questa stanza tutto sembra sospeso.
Persino il tempo abbassa la voce.
Io resto lì.
Immobile.
Con una gratitudine che non ha più bisogno di parole.
Poi succede sempre la stessa cosa.
I miei occhi diventano pesanti.
Continuo a guardarti.
Fino all’ultimo istante.
È l’ultima immagine che porto con me.
Sempre.
Ogni mio sogno comincia dal tuo volto.
La mattina dopo apro gli occhi.
Tu sei ancora accanto a me.
E mi sorprendo come se fosse la prima volta.
Perché ci sono abitudini.
E poi ci sono miracoli.
Tu, per me…
non hai mai smesso di appartenere ai secondi.
