Quieto.
Troppo quieto.
Un silenzio ovattato, innaturale,
come se il mondo avesse smesso di respirare
pur continuando a restare vivo.
Mi nascondo qui,
in questo impero trasparente di cristallo,
fragile abbastanza da rompersi
al minimo peso di una verità.
Cammino scalzo
tra i frammenti del mio stesso animo,
e ogni passo sanguina memoria.
C’è un tremore dentro di me
che non assomiglia alla paura,
ma alla fatica feroce
di restare intero
mentre tutto cede.
E continuo a tacere.
Ostinato.
Come fanno le cose ferite
quando non vogliono essere salvate.
Perché ci sono silenzi
che non nascono dall’assenza di parole,
ma dall’eccesso.
E il mio…
non parla più.
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