«Non è il tempo a cambiare le persone. È ciò che decidono di portare con sé mentre il tempo passa.»
Ci sono giorni che sembrano identici agli altri. Eppure, senza fare rumore, stanno scegliendo chi diventeremo.
Ci piace immaginare che il tempo possieda un potere quasi magico.
Diciamo: «Passerà.»
Come se i mesi avessero la capacità di guarire, di ricostruire, di restituirci ciò che abbiamo perduto.
Ma il tempo, da solo, non costruisce nulla.
Scorre.
Siamo noi a riempirlo.
C’è chi attraversa dieci anni continuando a stringere lo stesso rancore, finché quel rancore diventa il suo modo di guardare il mondo.
E c’è chi, nello stesso tempo, raccoglie piccoli gesti, parole ricevute per caso, errori riconosciuti, perdoni concessi. Li custodisce come si custodiscono i semi, senza sapere esattamente quando fioriranno.
All’esterno sembrano passati gli stessi giorni.
Dentro, sono nate due persone completamente diverse.
Forse crescere non significa aggiungere anni alla propria vita.
Significa scegliere, ogni mattina, quale peso vale ancora la pena portare e quale, invece, può finalmente essere lasciato andare.
Perché ogni ricordo che tratteniamo diventa un mattone.
E con quei mattoni, lentamente, costruiamo la casa in cui vivremo il resto della nostra esistenza.
La domanda non è quanto tempo sia passato.
La domanda è quale persona hai costruito mentre passava.
Il calendario conta i giorni. L’anima conta ciò che abbiamo avuto il coraggio di diventare.

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