Disordine

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Ci sono cassetti che non si aprono da anni.

Eppure continuiamo a sapere perfettamente dove sono.

Li sfioriamo passando.

A volte li apriamo soltanto di qualche centimetro.

Quel tanto che basta per cercare una batteria, una penna, un documento.

Poi li richiudiamo.

In fretta.

Come se avessero qualcosa da custodire anche da noi.

Dentro un cassetto finiscono le cose che non sappiamo dove mettere.

Un caricatore di un telefono che non possediamo più.

Una chiave che non ricorda più la sua porta.

Un elastico ormai secco.

Una fotografia senza una data scritta dietro.

Perfino la polvere, lì dentro, sembra avere più pazienza.

Ogni oggetto aspetta.

Senza protestare.

Come se sapesse che, prima o poi, qualcuno tornerà a cercarlo.

Mi sono chiesto spesso perché non riusciamo a buttare certe cose.

La risposta non credo abbia a che fare con gli oggetti.

Ha a che fare con la versione di noi stessi che li ha appoggiati lì.

Quando gettiamo via qualcosa, a volte abbiamo l’impressione di tradire una persona.

E quella persona siamo noi.

Quello di qualche anno fa.

Quello che aveva altri progetti.

Altre paure.

Altre promesse.

Per questo riordinare un cassetto è un gesto molto più delicato di quanto sembri.

Non stiamo decidendo cosa conservare.

Stiamo salutando, una alla volta, tutte le persone che siamo stati.

Alcune restano.

Perché continuano ad abitarci.

Altre possono finalmente andare.

Non perché abbiano perso valore.

Perché hanno già compiuto il loro lavoro.

Forse crescere non significa aggiungere continuamente qualcosa.

Forse significa imparare a riconoscere ciò che può smettere di accompagnarci.

Così il cassetto si svuota.

Ma succede una cosa curiosa.

Non ci sembra più piccolo.

Ci sembra più profondo.

Perché lo spazio che liberiamo non rimane mai vuoto.

Diventa respiro.

Ed è allora che comprendo una cosa.

Il disordine non nasce quando accumuliamo troppe cose.

Nasce quando chiediamo al passato di continuare a vivere nel posto che appartiene al presente.


Ciò che lasci andare non scompare sempre dalla tua vita. A volte smette soltanto di pesare nelle tue mani, perché ha già trovato il suo posto nella tua memoria.

Una risposta a “Disordine”

  1. Ogni oggetto è un frammento di noi: riordinare non è eliminare, ma riconoscere ciò che può restare nella memoria senza pesare nel presente.

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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