27 luglio
Esiste un luogo nel cielo dove il silenzio non è un’impressione.
È una realtà.
Sulla Luna non c’è aria. Per questo nessuna voce può attraversarla, nessun vento può trasportare un suono, nessun fruscio può nascere tra le sue distese di polvere. Anche un passo, lassù, rimane muto.
Quando l’essere umano vi posò il piede per la prima volta, portò con sé parole destinate a entrare nella storia. Ma la Luna non le udì.
Accolse soltanto il peso di quella presenza.
Da allora sono trascorsi decenni.
Le impronte lasciate sulla sua superficie sono ancora lì. Non c’è pioggia che possa dissolverle, né fiume che le consumi, né stagione che le trasformi. Rimangono sospese nel tempo, come pagine che l’universo ha scelto di non voltare.
È una forma di memoria che appartiene soltanto al cielo.
Custodire senza trattenere.
Ricordare senza raccontare.
Forse è per questo che, quando la osserviamo nelle ore più quiete, ci appare così distante e insieme così familiare. Non perché conosca la nostra storia, ma perché ha imparato a conservarne un frammento senza chiedere nulla in cambio.
Ora la notte ha raccolto l’ultimo respiro del giorno.
Le case si sono fatte più discrete.
Le strade hanno consegnato i loro passi all’oscurità.
E la Luna continua a vegliare, immobile soltanto in apparenza, mentre il cielo scrive lentamente un’altra pagina che nessuno potrà affrettare.
Che questa notte ti accolga con la stessa quiete delle impronte rimaste sulla Luna: leggere, silenziose, eppure capaci di attraversare il tempo senza perdere la loro presenza.

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