Memorie

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La finestra

C’era una finestra che, ogni mattina, si apriva sempre alla stessa ora.

Non ricordo il rumore dei cardini.

Ricordo la luce.

Entrava lentamente nella cucina, sfiorava il tavolo e si fermava sulle mani di mia nonna, già occupate a preparare qualcosa.

Prima ancora di guardare fuori, lei respirava.

Come se ogni giorno dovesse chiedere il permesso al mondo di entrare in casa.

Da bambino pensavo che quel gesto servisse soltanto a cambiare l’aria.

Molti anni dopo ho capito che stava facendo molto di più.

Stava salutando il giorno.

C’è stato un tempo in cui le finestre erano gli occhi delle case.

Da lì si vedevano i bambini rincorrersi nei cortili.

Si riconosceva il passo del postino.

Si aspettava il rumore della bicicletta del lattaio.

Si intuiva, dal modo in cui qualcuno camminava, se quella giornata fosse stata buona oppure difficile.

Le finestre non servivano soltanto a guardare fuori.

Servivano a sentirsi parte di una comunità.

Poi il nostro Paese è cambiato.

Le città sono cresciute.

I palazzi hanno iniziato a guardarsi da molto più vicino.

Le automobili hanno coperto i rumori delle voci.

Le finestre sono diventate sempre più silenziose.

E, senza accorgercene, abbiamo iniziato a conoscere meglio ciò che accade dall’altra parte del mondo che ciò che succede sul pianerottolo accanto.

È il tempo.

Fa anche questo.

Ci avvicina a ciò che è lontano e, qualche volta, allontana ciò che ci era vicino.

Non è una colpa.

Ogni epoca porta con sé un modo diverso di abitare il mondo.

Ma ci sono mattine in cui apro una finestra e, prima ancora di guardare il cielo, mi torna in mente quel respiro.

Lento.

Quasi impercettibile.

Come se la giornata non dovesse essere conquistata, ma accolta.

Il passato ci lascia eredità proprio così.

Non attraverso grandi avvenimenti.

Ma in gesti così semplici da rischiare di passare inosservati.

Una finestra aperta.

Un istante di silenzio.

Una mano che si ferma prima di ricominciare.

E allora mi domando se il futuro avrà ancora bisogno di finestre.

Credo di sì.

Non per guardare il mondo.

Ma per ricordarci che, prima di cambiare ciò che abbiamo davanti agli occhi, dovremmo imparare ad aprire, ogni tanto, anche lo sguardo con cui scegliamo di osservarlo.

4 risposte a “Memorie”

  1. 🎀 Descrivi con sensibilita’ un mondo che non esiste piu’ ~ E’ importante lasciarlo andare pur custodendo il meglio di esso ~ 🎀 Generalmente si ricordano gli attimi e i dettagli, perche’ in essi e’ concentrato un significato particolare o una “summa” ~ 🎀 Ad oggi esiste un mondo diverso e performante, che avra’ altre finestre, e che si va imponendo per sua forza nuova ~ 🎀 Credo che ciascuno di noi, pur preservando memoria di qualcosa e di qualcuno, debba comunque collocarsi nel tempo presente, nel suo fluire vivo verso un orizzonte nuovo ~ Ecco, il tempo presente e’ in fondo un dono da apprezzare pienamente, non a caso e’ appunto un “presente” …

    1. Prima di tutto ti ringrazio per la profondità con cui hai letto il testo. Il commento che segue non vuole diventare una certezza..vuole solo dirti quello che sento. Condivido il valore del presente…è il solo tempo che possiamo davvero abitare. La mia, però, è una visione un po’ diversa. Ho l’impressione che il mondo stia correndo verso una forma sempre più assistenzialistica, nella quale, dopo tanta evoluzione e tante scoperte, il rischio sia quello di vedere l’uomo perdere lentamente il proprio posto al centro del villaggio, fino a diventare sempre più dipendente da sistemi che decidono per lui.
      È anche per questo che sento il bisogno di parlare di memoria. Non come di un esercizio nostalgico o di un obiettivo da raggiungere, ma come di un sentimento da custodire. Perché una storia che non viene più tramandata, prima o poi smette di esistere. E quando accade, perdiamo anche la possibilità di scegliere una strada diversa. Invece credo fermamente che sarà una nuova possibilità, perché non avremo scampo da qui a 30anni massimo saremo arrivati.
      I mondi distopici che abbiamo visto per anni nei film, oggi mi sembrano meno lontani di quanto immaginassimo. Vivendo la tecnologia ogni giorno, per professione, vedo con i miei occhi quanto ciò che è già possibile sia molto più avanti di ciò che la società percepisce. A volte la distanza è tale che, osservando quei due mondi in parallelo, viene quasi da pensare che siano gli esseri umani a essere rimasti indietro. Se confronti la tecnologia è l’uomo oggi…i primitivi siamo noi, in ogni punto di vista.
      Per questo continuo a raccontare quel mondo che non c’è più. Non per fermare il tempo, ma per impedire che il tempo cancelli completamente il ricordo di ciò che ci ha resi umani. E credo che anche il presente acquisti un valore più autentico quando sa da dove proviene…spero che non passi un massaggio disfattista…ma che evidenzi una preoccupazione possibile per un futuro sempre più distorto.

  2. 🎀 Francesco io avevo compreso perfettamente il significato del tuo scritto ~ E condivido il valore del ricordo ed apprezzo l’intento di preservarlo ~ Non ho decodificato come mera nostalgia tale prezioso intento ~ Devo dire che esso non sara’ salvifico pur nella sua pregevolezza ~ 🎀 Siamo da sempre una umanita’ in cammino, e nonostante gli auspici di alcune anime consapevoli, stiamo avanzando verso realta’ che non esito a definire mostruose ~ Siamo diretti a velocita’ accelerata verso il transumanesimo, una dimensione inquietante ~ 🎀 Ma io confido nella necessita’ di credere in un Mistero piu’ sapiente, e di coltivare un proprio giardino di bellezze, nuove o antiche, preservandole, come giardinieri pazienti ~ Buon pomeriggio!

  3. Ho respirato anch’io immaginando quella finestra che si apre sempre alla stessa ora e la luce e l’aria che entrano portando il nuovo giorno

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