«Ogni notte la Luna vede di noi ciò che il giorno ci permette di dimenticare.»
Ho scoperto che avete un prezzo per quasi tutto.
Una casa.
Un’ora di lavoro.
Un quadro.
Un terreno.
Un diamante.
Fin qui niente di strano.
La cosa curiosa è che, a poco a poco,
avete cominciato a mettere un prezzo anche a voi stessi.
Chiedete a qualcuno cosa fa
prima ancora di chiedergli cosa ama.
Misurate il successo con ciò che possiede.
Chiamate arrivato chi ha accumulato abbastanza
e fallito chi non è riuscito a stare al passo.
Avete persino inventato una frase terribile:
«Quanto vale?»
E qualche volta non state parlando di un oggetto.
Da quassù, però, i vostri conti funzionano male.
Un uomo con milioni sul conto
occupa esattamente lo stesso punto di luce
di chi questa sera sta contando le monete per comprare il pane.
La giacca costosa non arriva fin qui.
Il modello dell’automobile nemmeno.
E nessuna delle vostre carte di credito
riesce a riflettere la mia luce.
Vedo però altre cose.
Vedo chi torna a casa distrutto
e trova ancora la forza di sorridere a suo figlio.
Chi svolge un lavoro che nessuno ammira
e permette alla vostra città di svegliarsi pulita.
Chi assiste un anziano
senza che esista uno stipendio capace di pagare davvero quella pazienza.
Vedo persone che chiamate inermi, improduttive, ultime
reggere pezzi di mondo
che crollerebbero se loro smettessero.
E allora mi viene un dubbio.
Forse avete confuso il valore
con il prezzo.
Il prezzo ha bisogno di numeri.
Il valore, quasi mai.
E c’è qualcosa di ancora più strano.
Trascorrete buona parte della vita
cercando di avere abbastanza
per sentirvi finalmente abbastanza.
Ma sono due povertà completamente diverse.
Io non conosco la vostra economia.
Conosco le maree.
E le maree mi hanno insegnato
che si può muovere qualcosa di immenso
senza possederlo.
Forse un giorno lo capirete anche voi.
Quel giorno smetterete di domandare a una persona
quanto ha fatto della propria vita
e comincerete a chiedervi
quanta vita ha lasciato
nelle persone che ha incontrato.
— La Luna

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