Suonano alla porta.
«Chi è?»
«Un maestro.»
Non so ancora chi aspettarmi. Potrebbe essere qualcuno venuto per una riunione, un vicino che insegna o un maestro di scacchi capitato all’indirizzo sbagliato.
Il campanello suona di nuovo.
«Chi è?»
«Il maestro.»
«Ah, quello che aspettavamo!»
L’uomo è lo stesso. È cambiata soltanto la parola davanti a maestro, e la seconda risposta ci invita a riconoscerlo.
Quelle piccole parole sono gli articoli. Accompagnano i nomi e ci aiutano a capire come vengono presentati nella frase.
Mettiamo ordine. Gli articoli determinativi sono il, lo, la, i, gli, le. Usiamo un determinativo quando il contesto permette di individuare la persona o la cosa di cui parliamo:
«Passami il quaderno.»
Se sul tavolo ce n’è uno solo, la richiesta è chiara. Se ce ne sono quindici, l’articolo non è un indovino: dovrò darti qualche indicazione in più.
Gli articoli indeterminativi sono un, uno, una. Presentano qualcuno o qualcosa senza identificarlo precisamente:
«Passami un quaderno.»
Ne va bene uno adatto allo scopo.
L’articolo concorda con il nome nel genere e nel numero, quando esistono le forme corrispondenti. Gli indeterminativi un, uno, una, per esempio, non hanno un plurale proprio. Per esprimere una quantità non precisata al plurale possiamo usare articoli partitivi: «Ho comprato delle mele».
Prima della mail, prova a scegliere:
«È arrivat___ amica di Sara.»
Scriveresti un’amica. E quell’apostrofo ha una ragione precisa.
La mail degli adulti
Immaginiamo questa frase in un messaggio:
Domani verrà anche un’amico che conosce bene il progetto.
L’amico può venire. L’apostrofo, invece, deve restare a casa:
Domani verrà anche un amico che conosce bene il progetto.
Perché scriviamo un’amica ma un amico? Un’amica deriva da una amica: la a finale di una cade davanti alla vocale e l’apostrofo ne segnala la caduta. Un amico, invece, usa un, che è già una forma completa dell’articolo maschile. Non è caduta alcuna lettera: nessun apostrofo da registrare sulla scena del crimine.
Ecco il promemoria da tenere vicino alla tastiera:
un amico — un’amica
un insegnante — un’insegnante, se nel secondo caso parliamo di una donna.
La forma insegnante resta uguale; è l’articolo, insieme al contesto, ad aiutarci a capire.
Gli articoli sembrano minuscoli. Però sanno dirci se conosciamo già il maestro alla porta, concordare con un nome e persino denunciare un apostrofo intruso in una mail.
Il campanello suona una terza volta.
«Chi è?»
«Un certo maestro.»
Questa volta apro. Dopo tre puntate, quell’uomo merita almeno di spiegare perché continua a suonare.

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