«Metti in ordine la camera.»
Mio figlio mi guarda.
«Metteresti in ordine la camera?»
Mi guarda con maggiore serenità.
«Spero che tu metta in ordine la camera.»
Adesso annuisce. Apprezza la fiducia.
La camera, nel frattempo, conserva esattamente lo stesso aspetto. Ma il verbo ha cambiato tre volte il modo in cui presento la richiesta: prima un invito diretto, poi una domanda cortese, infine una speranza.
Mettiamo ordine. Il modo verbale esprime come presentiamo un fatto: come affermazione, possibilità, desiderio, richiesta e altro ancora. Non va confuso con il tempo, che aiuta a collocare quel fatto.
Nella grammatica scolastica distinguiamo quattro modi finiti, le cui forme indicano la persona e il numero:
Indicativo: «Luca riordina la camera.»
Presento il fatto come un’affermazione.
Congiuntivo: «Spero che Luca riordini la camera.»
Il riordino è il contenuto di una speranza.
Condizionale: «Luca riordinerebbe la camera, se avesse tempo.»
Presento il fatto come legato a una condizione.
Imperativo: «Luca, riordina la camera!»
Mi rivolgo direttamente a lui con una richiesta o un ordine.
Questi esempi mostrano alcuni usi, non tutti. Il condizionale, per esempio, serve anche a rendere cortese una richiesta: «Mi passeresti la penna?». L’imperativo può esprimere un consiglio: «Riposa un po’».
Se dico «Prendi pure un biscotto», nessuno lo considera un provvedimento disciplinare.
Esistono inoltre tre modi indefiniti, che non distinguono le persone grammaticali: infinito, come riordinare; participio, come riordinato; gerundio, come riordinando. Alcune forme del participio possono comunque variare nel genere e nel numero, come abbiamo visto nella puntata precedente.
Prima della mail, prova a riconoscere il modo:
«Mi presteresti il righello?»
Presteresti è un condizionale presente, seconda persona singolare. Qui rende la richiesta più cortese.
Il righello va restituito anche se la frase è molto educata.
La mail degli adulti
Immaginiamo di leggere:
Spero che lei riesce a partecipare alla riunione.
Nell’italiano standard, dopo spero che, in questa costruzione, usiamo il congiuntivo:
Spero che lei riesca a partecipare alla riunione.
Riesca è un congiuntivo presente. La partecipazione viene presentata come ciò che desideriamo.
Ma attenzione a una scorciatoia frequente: la parola “che” non richiede sempre il congiuntivo.
«So che lei partecipa alla riunione.»
«Spero che lei partecipi alla riunione.»
Nel primo caso affermo una conoscenza; nel secondo esprimo una speranza. La scelta dipende dalla costruzione e dal significato, non dalla sola presenza di che.
E un indicativo non certifica la verità di ciò che diciamo. Posso scrivere «La camera è ordinata» anche davanti a un pavimento coperto di giocattoli. Il modo presenta la frase come un’affermazione; verificare i fatti resta compito nostro.
Torno da mio figlio.
«Allora, questa camera?»
«La riordinerei, ma sto studiando i modi verbali.»
Il condizionale è corretto. La

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