Grammatica in disordine

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L’imperativo ha qualcosa da dirti

«Siediti.»

Mio figlio si siede.

«Apri il quaderno.»

Lo apre.

«Prendi un biscotto.»

La velocità di esecuzione aumenta sensibilmente. Evidentemente alcune istruzioni viaggiano su una rete migliore.

Abbiamo usato tre verbi all’imperativo. Ma non abbiamo impartito tre ordini militari: possiamo usare questo modo anche per invitare, consigliare, dare indicazioni o concedere un permesso.

«Riposa un po’.»

«Gira a destra.»

«Entra pure.»

Il tono e la situazione aiutano a capire se stiamo comandando, suggerendo o accogliendo qualcuno. Un «Accomodati» può aprire una conversazione molto piacevole. Dipende soprattutto da chi ha preparato il caffè.

Mettiamo ordine. L’imperativo serve a rivolgersi direttamente a qualcuno per sollecitare un comportamento.

Con tu diciamo:

«Leggi la frase.»

Con voi:

«Leggete la frase.»

Per un’esortazione che comprende anche chi parla usiamo la prima persona plurale:

«Leggiamo la frase insieme.»

Per rivolgerci a qualcuno con il Lei di cortesia, invece, usiamo una forma del congiuntivo presente con valore esortativo:

«Legga la frase, per favore.»

Il risultato è sempre un invito a leggere, ma la forma cambia secondo il destinatario.

E quando vogliamo dire di non fare qualcosa?

Con tu, l’imperativo negativo si costruisce con non + infinito:

«Non correre.»

«Non aprire quella scatola.»

Con voi, invece:

«Non correte.»

«Non aprite quella scatola.»

La scatola contiene i biscotti. Comprendo che l’istruzione richieda una certa forza d’animo.

Prima della mail, scegli la forma adatta per rivolgerti a un solo amico:

«Non ___ sul foglio.»

Serve scrivere: «Non scrivere sul foglio». È un infinito usato per costruire l’imperativo negativo di seconda persona singolare.

La mail degli adulti

Immaginiamo di scrivere a una persona con cui usiamo il Lei:

Gentile signora, controlla i dati e mi confermi l’indirizzo.

La frase passa dal tu di controlla al Lei di mi confermi. Manteniamo coerente il trattamento:

Gentile signora, controlli i dati e mi confermi l’indirizzo.

Se invece ci rivolgiamo a una persona con cui usiamo il tu:

Controlla i dati e confermami l’indirizzo.

Qui compare anche una differenza nella posizione del pronome. Con l’imperativo affermativo di tu, il pronome si unisce normalmente al verbo: confermami, scrivimi, mandalo.

Con il Lei di cortesia lo precede:

«Mi confermi l’indirizzo.»

«Mi scriva domani.»

«Lo mandi entro venerdì.»

Con l’imperativo negativo di tu sono possibili entrambe le posizioni:

«Non lo mandare.»

«Non mandarlo.»

Sono tutte costruzioni utili nelle mail, nelle istruzioni e nei messaggi quotidiani. La cortesia, poi, dipende anche dalla formulazione complessiva: «Mi mandi il documento» può diventare «Mi mandi il documento, per favore» oppure «Potrebbe mandarmi il documento?».

Mio figlio guarda il biscotto.

«Posso prenderne un altro?»

«Prendilo.»

L’imperativo ha espresso un permesso.

Il cane si alza immediatamente. Devo chiarire il destinatario prima che trasformi la grammatica in un buffet.

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