Cronolog IO

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Cronologia di tutto ciò che non sapremo mai

Ho capito che la parte più grande della nostra vita
è fatta di cose che non sapremo mai.

Non sapremo quante volte
qualcuno ha pronunciato il nostro nome
con un sorriso.

Quante persone ci hanno pensato
senza trovare il coraggio di cercarci.

Quante volte siamo stati
l’ultimo pensiero di una giornata
che per noi non aveva avuto niente di speciale.

Ho capito che esistono vite
nelle quali siamo entrati per pochi minuti
e dalle quali non siamo mai usciti.

Un consiglio dato distrattamente.
Una frase pronunciata in un corridoio.
Un gesto compiuto senza testimoni.

Qualcuno, da qualche parte,
potrebbe ancora ricordarlo.

E noi non ne sapremo niente.

Ho capito che siamo molto più grandi
della percezione che abbiamo di noi stessi.

Ci crediamo confinati
nel perimetro delle nostre giornate,
nelle persone che frequentiamo,
nelle stanze che abitiamo.

E invece continuiamo a esistere
in luoghi che non conosciamo.

In una fotografia dimenticata.
In una conversazione tra sconosciuti.
Nel modo in cui qualcuno
ha imparato a fidarsi
perché una volta ci siamo fidati di lui.

Siamo conseguenze
di cui ignoriamo l’esistenza.

Ho capito che non sapremo mai
quante tragedie abbiamo evitato
arrivando cinque minuti prima.

Quante persone non abbiamo incontrato
per aver scelto un’altra strada.

Quanti amori sono rimasti
allo stato di possibilità
per una parola non pronunciata.

Quante vite avremmo potuto vivere
se quel giorno
avessimo risposto diversamente.

Ed è impressionante pensare
che il nostro destino
possa aver cambiato direzione
senza concederci
nemmeno il sospetto della svolta.

Ho capito che anche gli altri
custodiscono versioni di noi
che non ci appartengono più.

Per qualcuno saremo sempre giovani.

Per qualcun altro
resteremo l’errore che abbiamo commesso.

Qualcuno ci ricorderà generosi.
Qualcuno ingiusti.
Qualcuno conserverà una nostra risata
mentre noi avremo dimenticato
perfino il motivo di quell’allegria.

E nessuno possiederà
la nostra intera storia.

Nemmeno noi.

Ho capito che esistono
parole che non abbiamo ascoltato
e che avrebbero cambiato tutto.

Confessioni rimaste nella gola.
Perdoni concessi in segreto.
Gratitudini mai consegnate.

Persone che avrebbero voluto dirci
quanto eravamo importanti
e hanno creduto
che lo sapessimo già.

Ho capito che questo
è uno dei paradossi più dolorosi dell’esistenza:

possiamo essere stati immensamente amati
senza averne mai conosciuto la misura.

E possiamo aver amato qualcuno
senza essere riusciti
a fargli comprendere
quanto fosse smisurato
ciò che provavamo.

Ho capito che trascorriamo
una quantità incalcolabile di tempo
a domandarci quale traccia lasceremo.

Vorremmo essere ricordati.
Aver costruito qualcosa.
Essere stati necessari.

Eppure la nostra eredità più autentica
potrebbe non portare il nostro nome.

Potrebbe essere la gentilezza
che abbiamo insegnato a un bambino.

Il coraggio trasmesso a un amico.

Una persona che, dopo averci conosciuto,
ha smesso di considerarsi indegna d’amore.

Un figlio che un giorno
ripeterà una nostra espressione
senza ricordare da dove l’abbia imparata.

Ho capito che non possiamo sapere
quanto di noi sopravvivrà negli altri.

E questa ignoranza,
che un tempo mi avrebbe spaventato,
oggi mi appare quasi meravigliosa.

Perché significa
che il valore di una vita
non coincide necessariamente
con ciò che riesce a vedere di sé.

Ho capito, alla fine,
che abbiamo sempre cercato
una risposta alla domanda sbagliata.

Ci siamo chiesti:

«Quanto durerà ciò che sono?»

Quando avremmo dovuto domandarci:

«Fin dove arriverà ciò che avrò donato?»

Perché il tempo possiede
una prerogativa singolare.

Può sottrarci la voce,
l’aspetto,
la presenza.

Ma non può richiamare indietro
tutto ciò che abbiamo provocato
nel cuore degli altri.

Una tenerezza ricevuta
può diventare una tenerezza offerta.

Un insegnamento
può attraversare generazioni.

Un amore può continuare
a produrre amore
molto dopo che chi lo ha generato
ha smesso di essere presente.

E allora ho capito qualcosa
che mi ha lasciato senza parole.

Non conosceremo mai
l’ultimo essere umano
che avrà ricevuto qualcosa di noi.

Potrebbe nascere
quando il nostro nome
sarà già stato dimenticato.

Potrebbe avere occhi
che non abbiamo mai visto.

Potrebbe compiere un gesto bellissimo
senza sapere che, molti anni prima,
quel gesto aveva avuto origine
da una nostra scelta minuscola.

E noi non saremo lì
a raccoglierne la gratitudine.

Non ne conosceremo il volto.

Non sapremo nemmeno
che sia accaduto.

Ma sarà accaduto.

Ho capito, allora,
che l’immortalità non deve necessariamente
avere il nostro nome inciso da qualche parte.

A volte è molto più discreta.

È qualcosa di nostro
che continua a rendere migliore il mondo
senza chiedere il permesso
di appartenerci ancora.

E se un giorno di me
non dovesse rimanere nemmeno il ricordo,
vorrei che sopravvivesse almeno
una bontà della quale
nessuno saprà più indicare l’origine.

Perché la cosa più straordinaria
che ho compreso del tempo
non è che un giorno
smetteremo di esserci.

È che potremmo continuare
ad accadere.

Anche quando nessuno
saprà più che siamo esistiti.

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Il mio Blog

Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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