𝒟ℴ𝓂𝒶𝓃𝒾 𝓈𝒾𝓈𝓉ℯ𝓂ℴ

·

(un racconto in otto frammenti)

“Ci sono gesti che non appartengono a chi li compie.
Una mano che scivola in tasca troppo in fretta,
un passo che accelera senza motivo,
uno sguardo che si spegne nel punto esatto in cui dovrebbe accendersi.
A volte penso che il corpo conosca la verità prima della bocca.”


Frammento

Cartografia del corpo

Il mio corpo è un atlante che non consulto volentieri.
Ogni giorno aggiunge un segno, un graffio invisibile,
una ruga che non è età ma ricordo.

Il collo si piega quando passo davanti allo specchio,
il polso si copre da solo con la manica,
le spalle cadono come foglie stanche.

Questa mattina ho incrociato il mio vicino.
Stava portando un sacco di terriccio in giardino.
Ha alzato la testa, sorridendo:
“Buongiorno! Se ha bisogno di aiuto con le piante, mi dica pure.”

Il suo tono era gentile, familiare.
Il mio corpo, però, ha reagito come a un allarme.
Un brivido mi ha attraversata.
Ho abbassato lo sguardo, stretto la borsa al petto.
“Grazie, non serve,” ho risposto in fretta.
La voce mi è uscita dura, tagliente.
Non era quella che volevo.

Ho sentito i suoi occhi fermi su di me,
perplessi, quasi feriti da una freddezza che non mi appartiene.
Allora ho accelerato il passo,
i cancelli delle villette sfilavano ai lati come sbarre di una gabbia.
Sono rientrata di corsa, col respiro spezzato,
le chiavi tremavano tra le dita come se fossero coltelli spuntati.

Dentro, mi sono appoggiata al muro.
Il cuore batteva così forte che sembrava voler spaccare il petto.
Ho scivolato lentamente a terra,
con le ginocchia strette al petto, cercando di contare i respiri.
Uno. Due. Tre.
Ogni numero era una zattera nel mare agitato.

Poi il lampo.
Un flashback: una voce maschile, tesa,
un tavolo che vibra sotto un pugno,
il mio corpo che indietreggia troppo in fretta.
Niente volto, solo il suono del respiro spezzato.

Il telefono ha vibrato.
Un messaggio breve: Odette.
“Ci sei?”

Ho lasciato lo schermo acceso senza rispondere.
Ho chiuso le tende.
E sono rimasta lì, seduta sul pavimento,
a immaginare come sarebbe la mia pelle se fosse davvero mia.

Domani sistemo

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