M — Memoria, Mare, Muta
La memoria non è un deposito immobile:
vive, respira, si trasforma ogni volta che la richiamiamo.
È un tessuto che si logora e si ricuce,
un palinsesto dove il presente scrive sopra le tracce antiche.
La memoria è fragile come carta sottile,
ma senza di lei saremmo corpi vuoti, orfani di radici.
Il nostro tempo accumula archivi, foto, backup:
eppure, più salviamo, più rischiamo di dimenticare.
La vera memoria non è conservazione: è selezione,
è saper lasciare andare ciò che non nutre,
perché solo così ciò che resta diventa vivo.
Poi si apre il mare.
Immenso, instabile, impossibile da contenere.
Ogni onda porta con sé un frammento di passato,
ogni risacca restituisce qualcosa che non ci appartiene più.
Il mare è specchio e abisso, carezza e tempesta.
Lo attraversiamo come emigranti di noi stessi,
cercando rive che non conosciamo,
sapendo che ogni approdo sarà provvisorio.
Il mare è il libro liquido in cui il presente scrive con inchiostro di sale.
Infine, la muta.
Non solo silenzio, ma trasformazione.
Gli animali cambiano pelle per crescere,
gli uomini cambiano pelle per sopravvivere.
Muta è l’identità che si rinnova,
la voce che tace per lasciare spazio a un’altra,
il volto che smette di essere maschera e diventa verità.
In ogni muta c’è una perdita, ma anche una conquista:
la possibilità di nascere ancora.
Memoria, mare, muta:
tre onde dello stesso oceano.
Il ricordo che custodisce, l’infinito che chiama, la trasformazione che salva.
Forse la M ci ricorda che vivere è imparare a trattenere e a lasciare,
a navigare e a smettere di resistere,
a cambiare pelle senza smettere di riconoscersi.

Non esiste M con N ma nella sequenza si domani la N
E tu che lettera M sei ?
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