Q — Quiete, Quercia, Quaderno
La quiete non è assenza di suono:
è accordo segreto tra i rumori.
È il punto in cui il respiro si placa,
dove anche il frastuono trova una sua forma armonica.
La quiete non si cerca: si lascia arrivare,
come un animale selvatico che si avvicina solo a chi sa attendere.
In un’epoca di accelerazioni continue,
la quiete diventa ribellione:
l’arte di restare fermi mentre tutto corre.
Poi c’è la quercia.
Radici profonde, chioma vasta, tempo lento.
È l’immagine stessa della durata:
cresce senza clamore, resiste alle tempeste,
offre ombra e riparo senza chiedere nulla.
La quercia ci insegna la forza del radicamento:
non rigidità, ma fiducia nella terra che ci sostiene.
In un mondo liquido e instabile,
diventare quercia è un atto di fedeltà alla vita.
Infine, il quaderno.
Spazio bianco che custodisce le tracce,
luogo in cui l’invisibile prende forma.
Ogni pagina è promessa di memoria:
appunti, disegni, parole che forse nessuno leggerà,
ma che intanto tengono vivo il filo del nostro passaggio.
Il quaderno non è solo carta: è specchio,
è laboratorio dell’anima,
è mappa di ciò che non osiamo dire ad alta voce.
Quiete, quercia, quaderno:
tre volti dello stesso invito.
Imparare a fermarsi, radicarsi, scriversi.
Forse la Q ci ricorda che non tutto deve correre verso il futuro:
alcune cose hanno bisogno di durare,
di sedimentare, di restare custodite nel silenzio.

La prossima sarà la R
Tu che Q troverai come parola ?
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