Oltre la voce XXII

·

ERMANNO — Non sei sola, Sofia.

SOFIA — Lo so… ma sentirlo da te è diverso.

ERMANNO — Per molto tempo ho pensato di poter restare qui senza guardare indietro. Poi ho capito che il passato… non si lascia chiudere. Ti torna davanti anche quando credi di averlo sepolto.

SOFIA — E quando ti è tornato davanti?

ERMANNO — Una sera. O forse era mattina… qui non cambia mai. Ricordo il rumore della pioggia. Era… fitta. Il vetro era appannato e Carla mi chiamava da un’altra stanza.

SOFIA — Ti ha trovato lei?

ERMANNO — Non subito. C’è stato un attimo… prima. Un attimo in cui ho capito che non sarei più tornato a risponderle.

SOFIA — E cosa hai pensato?

ERMANNO — Ho pensato ad Anastasia. Non alla Carla che urlava il mio nome. Solo ad Anastasia… bambina, con le mani piene di sabbia. Ho capito che quello sarebbe stato il mio ultimo pensiero terreno.

SOFIA — E poi?

ERMANNO — Poi… il silenzio. Ma non un silenzio vuoto. Era… come se qualcuno avesse spento il mondo e lasciato accesa solo la mia coscienza.

SOFIA — È così che sei arrivato qui.

ERMANNO — È così che ho capito… di essere morto.

(Sofia lo guarda a lungo. Non c’è bisogno di altre parole: adesso entrambi hanno pronunciato la verità, e il posto in cui si trovano non può più essere lo stesso di prima.)

4 risposte a “Oltre la voce XXII”

  1. Siamo al termine?

    1. Mancano 4 puntatine

  2. 🎀 Struggente ~ Le due anime, entrambe esalate, si incontrano, trasvolando, in una dimensione mediana, forse il Limbo o forse gia’ il Kamaloka ~ Il loro dialogo esprime lo smarrimento di un transito inconoscibile che, nondimeno, palesa le “impressioni” animiche ancora decodificabili.
    Buona giornata Francesco!

    1. Ti ringrazio per queste parole così attente e intense.
      Hai colto perfettamente lo smarrimento e insieme la ricerca che attraversa il dialogo: due anime sospese, in un luogo che non ha nome certo, eppure lascia trapelare impressioni ancora decodificabili.

      È proprio in questa fragile dimensione — a metà tra il visibile e l’invisibile — che il senso si fa struggente: perché la voce, pur esalata, continua a cercare un approdo, e nel farlo diventa testimonianza di ciò che resta oltre il confine.

      Buona giornata anche a te, con gratitudine.

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