Cari lettori,
da sempre credo che la poesia non sia solo da leggere, ma da vivere. Così ho deciso di fare un viaggio molto particolare: attraversare i secoli, sedermi accanto ai più grandi poeti della storia e parlarci come si fa con un vecchio amico.
In ogni puntata mi troverete lì, nel loro mondo: sotto il sole di Lesbo con Saffo, tra le trincee fangose con Ungaretti, davanti all’oceano infinito con Neruda, o in un bar fumoso di New York con Ginsberg. Farò domande, ascolterò storie, vi porterò dentro la loro voce e il loro tempo.
Non è una lezione di letteratura. È un viaggio il mio viaggio in anni di poesia, un incontro, un gioco serio con le parole e con le emozioni. Le mie immaginando loro per come li sento.
Lungo il cammino scopriremo che, in fondo, la poesia non è mai “passata”: è sempre qui, pronta a parlarci, a cambiarci, a meravigliarci.
Pronti a partire? La prima tappa ci porta nella terra di Uruk, per incontrare il cantore dell’epopea di Gilgamesh…
Puntata 1 – l’Epopea di Gilgamesh
“Alle origini della poesia“
📍 Luogo: Uruk, Mesopotamia, circa 2000 a.C.
🕰️ Ospite del giorno: “Enlil-zu”, cantore della corte.
👁️ Scena: Il sole cala, le mura di Uruk arrossiscono nella luce del tramonto. In una piazza polverosa, un uomo con una lira in mano mi osserva curioso.
Francesco: Salve… credo di essermi perso. Dove sono?
Enlil-zu: (sorride) Sei a Uruk, la città più splendida che gli uomini abbiano mai costruito. E io sono Enlil-zu, cantore del re. Tu sembri… uno straniero.
Francesco: In effetti… sì. Ha detto “cantore del re”: cosa canta?
Enlil-zu: Le gesta di Gilgamesh, nostro grande sovrano. Le parole che pronuncio sono antiche, eppure vive ogni volta che le ripeto. Così i giovani ricordano, e i morti vivono ancora.
Francesco: Quindi… la sua poesia è memoria?
Enlil-zu: Memoria e incanto. I nostri versi non stanno sulla pietra, ma nel respiro. E quando la voce li porta, diventano eterni. Noi poeti siamo ponti tra gli uomini e gli dèi.
Francesco: Ma da dove nasce questa sua arte?
Enlil-zu: Da prima ancora della scrittura. I padri cantavano alle stelle per chiedere pioggia. I cacciatori narravano la preda più grande attorno al fuoco. Poi, quando gli scribi hanno imparato a tracciare segni sull’argilla, alcuni di noi hanno affidato i versi alla tavoletta. Così l’Epopea di Gilgamesh vive, anche quando la mia voce tace.
Francesco: Com’è fatta questa Epopea?
Enlil-zu: Racconta di un re metà uomo e metà dio, Gilgamesh, e del suo amico Enkidu, nato dalla terra e cresciuto tra gli animali. Insieme hanno sfidato mostri, cercato il segreto della vita eterna, e affrontato il dolore della morte. È la storia di ogni uomo: forza, amicizia, perdita, e il desiderio di lasciare un segno.
Francesco: (penso che non sia così diverso da certi film epici di oggi…) Ma come fa a ricordare tutto?
Enlil-zu: Ogni verso ha ritmo e suono. È come il battito del cuore: se lo impari, non lo dimentichi. La poesia vive nel corpo.
Francesco: E cosa succede se sbaglia?
Enlil-zu: Un verso sbagliato è come una corda spezzata. Per questo ogni notte ripeto i canti finché la memoria li scolpisce nella mente.
Francesco: Ultima domanda… perché scrivere versi, e non solo cronache?
Enlil-zu: Perché le cronache dicono “cosa accadde”, la poesia dice “perché ci importa”. Le cronache sono ossa, la poesia è carne e respiro.
Francesco: (Guardo la folla che si raduna attorno. La musica della lira riempie l’aria, e le parole antiche sembrano farsi fiamma. Sento di essere all’inizio di un lungo viaggio.)
💡 Curiosità da Enlil-zu:
- L’Epopea di Gilgamesh è considerata il più antico poema scritto al mondo, inciso in caratteri cuneiformi su tavolette di argilla.
- La lingua era l’accadico, ma prima ancora veniva recitata in sumero.
- Molti temi dell’Epopea (il diluvio, l’eroe che cerca immortalità) ricompaiono in miti successivi, come quelli biblici e greci.
🎯 Domanda ai lettori: Se poteste incidere solo un ricordo su una tavoletta di argilla, quale sarebbe?
📌 Prossima puntata: incontrerò Saffo, la poetessa di Lesbo – L’amore in versi nell’antica Grecia.

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