Oltre la voce XXVI

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SOFIA — È strano… più parlo con te, più sento che restare qui è come camminare in una stanza senza porte, anche se so che una porta c’è.

ERMANNO — Perché la stai guardando, ma ancora non la vuoi aprire.

SOFIA — Non è così semplice… se la apro, temo che tutto si dissolva.

ERMANNO — Non tutto. Solo ciò che trattieni per paura.

SOFIA — Ma… se smetto di trattenerlo, ho paura di perderlo.

ERMANNO — Sofia… non si perde ciò che è tuo per sempre. Si libera.

SOFIA — E tu… tu l’hai fatto?

ERMANNO — Sì. E non per me. L’ho fatto per loro… e per te.

SOFIA — Per me?

ERMANNO — Sono tornato indietro per questo. Perché sapevo che non avresti aperto la porta da sola.

SOFIA — Perché?

ERMANNO — Perché ti conosco. Perché so che ami così tanto che, se potessi, resteresti qui a guardare per l’eternità… anche a costo di non andare mai oltre.

SOFIA — È vero…

ERMANNO — Ma l’amore non è restare fermi. L’amore è seguire, anche quando non sai dove ti porta.

SOFIA — E tu… mi guideresti?

ERMANNO — Sempre.

(Un silenzio lungo. Sofia lo guarda, come se pesasse ogni parola non detta.)

SOFIA — Ho paura, Ermanno.

ERMANNO — Lo so. Ma la paura è l’ultima cosa che lasci qui, prima di entrare.

SOFIA — E se non fossi pronta?

ERMANNO — Lo sei.

SOFIA — Come fai a dirlo?

ERMANNO — Perché hai già fatto il primo passo: hai immaginato di non restare.

(Si avvicina lentamente a lei, non per toccarla, ma per essere così vicino che le sue parole la avvolgono.)

ERMANNO — Chiudi gli occhi, Sofia.

SOFIA — E poi?

ERMANNO — Pensami. Davvero. Lascia che io sia il filo che ti guida.

(Sofia inspira a fondo, chiude gli occhi. La scena resta sospesa, solo il suono lieve del respiro. Poi, lentamente, li riapre. All’inizio con fatica, come chi riemerge da un sogno troppo lungo.)

SOFIA — … c’è luce.

(Si guarda intorno: dopo tanto buio, il chiarore la avvolge. Le pupille si stringono, il volto si rilassa. Più avanti, Ermanno la osserva in silenzio.)

ERMANNO — Avanti.

(Sofia muove un passo. Ermanno tende la mano metaforica, e “tira” un filo invisibile. All’improvviso, come sospese nell’aria, appaiono le immagini: Enea che ride in un giorno di sole, Silvio con lo sguardo pieno di orgoglio, e poi volti, gesti, momenti che lei custodiva in un luogo segreto.)

SOFIA — (sussurra) È… tutto qui.

ERMANNO — Sempre stato.

(Per la prima volta, le labbra di Sofia si aprono in un sorriso. Non un sorriso di malinconia, ma di pace.)

SOFIA — Grazie… di non avermi lasciata sola.

ERMANNO — Non sei sola, Sofia. Sono con te. Adesso.

(Restano lì, nella luce. La scena non ha un vero confine: c’è solo il chiarore che li avvolge, come se il tempo stesso fosse diventato silenzio.)

FINE

4 risposte a “Oltre la voce XXVI”

  1. 🎀 Questo e’ il capitolo piu’ intenso, di significati e d’amore ~ Amare, inteso come Sostenere, come Accompagnare, come Fare luce ~ Comprendere la solitudine segreta, la pena umana, la difficolta’ dell’essere di fronte a dimensioni che chiamano a lasciare tutto cio’ che e’ caro e chiamano da un Mistero ~ Questo dialogo e’ la descrizione intima e profonda di un sentimento che racchiude quanto di piu’ bello possa connotare un’anima ~ Sono commossa ~ Grazie Francesco per questa rappresentazione ~ Il dialogo, ogni dialogo sincero, e’ un incontro di anime ~ Quando si genera amore, esiste il dialogo e il silenzio, entrambi sono le colonne del Tempio, entrambi scandiscono il sentimento e lo rendono “sottile”, in grado di passare per la Porta Stretta e restare nell’Eternita’ ~ Sul dialogo si fonda il genere teatrale, del quale ti reputo maestro.
    Buona giornata Francesco!

    1. Le tue parole mi hanno profondamente commosso.
      Proprio perché so che non regali facilmente certi riconoscimenti, riceverli da te rende questo momento per me magnifico e prezioso.
      Non mi sento un maestro: sono solo una voce che prova a raccontare ciò che vive e ciò che ama.
      “Oltre la Voce” nasce dal dolore e dal silenzio dell’assenza, dal desiderio di dare parola a chi non ne ha più. Riempire quel vuoto che lascia una perdita.
      Se arriva così intensamente, è perché prima ha attraversato me cambiando ogni prospettiva, al punto di portarmi a creare un parallelo, per accettare ciò che fatico a capire.
      Il tuo attestato lo custodirò come un dono raro, un momento che mi ha davvero dato una grande emozione. Grazie di cuore di avere avuto il coraggio di arrivare a XXVI e di esserci sempre.

  2. Ha detto tutto Paola. E tu nel dialogo.

    1. Hai detto tanto anche tu, con un riferimento, con un commento, con un’espressione.
      Tu che sai incidere con quel taglio netto che mi costringe a riflettere — e a volte persino a smettere di leggerti, se voglio smettere di pensare.
      Per me è un privilegio immenso avere questi riferimenti, queste guide: a volte mi offrono nuovi stimoli, altre volte mi spingono a proseguire con più forza.
      Grazie infinite: le tue parole sono luce per chi desidera vedere… non dove già arriva lo sguardo, ma sempre un po’ più lontano di quanto crede di poter vedere.

      Rita grazie infinite.

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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