Stanotte ho viaggiato in un mare che non conosceva rive.
Le onde non erano acqua, ma veli di luce: si sollevavano lente, come tende che qualcuno apriva per mostrare un orizzonte segreto.
Non c’era vento, eppure tutto respirava.
Ogni respiro era una stella che nasceva, una scintilla che cadeva nel buio e vi rimaneva sospesa, senza spegnersi.
Ho incontrato una barca vuota: nessun remo, nessuna vela.
Eppure si muoveva, come se a guidarla fosse il pensiero di chi non osa più sognare.
Mi sono seduto al suo interno e ho capito: non serviva navigare, bastava lasciarsi portare.
Alla fine ho toccato un approdo fatto di silenzio.
Un’isola senza alberi né case: solo un prato che respirava e, al centro, una pietra che brillava di memoria.
Ogni volta che la sfioravo, la pietra sussurrava una frase che non dimenticherò:
“Il tempo non passa: ti attraversa”

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