Oggi ho guardato il tempo e mi è sembrato diverso.
Non correva, non fuggiva, non mi chiedeva nulla.
Stava lì, seduto accanto a me, come un vecchio amico che non ha più voglia di discutere.
Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto piano:
“Non ti sto inseguendo. Sei tu che ti dimentichi di fermarti.”
Allora ho respirato.
Ho lasciato che il pensiero smettesse di urlare, che il cuore si spogliasse delle sue urgenze.
Ho sentito che ogni passo, anche il più piccolo, è un frammento di eternità travestito da abitudine.
E per la prima volta dopo tanto tempo,
non ho avuto paura di restare immobile.

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