Meridiano d’eterno

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Capitolo 9 · Ritorno

Venerdì · 06:33
Roma ha il colore del rame lucidato.
Piove leggero, quella pioggia che non bagna ma ridefinisce le forme.
Ogni cosa sembra più netta, come dopo un sogno.
Livia apre la finestra: il vetro vibra, per un istante mostra il riflesso del teatro invece della strada.
Chiude gli occhi, poi li riapre: la realtà è tornata al suo posto, ma con un piccolo errore di tempo, un ritardo affettuoso.

Sul tavolo, il metronomo si è fermato di nuovo.
Sopra, inciso con una punta sottile, una parola: Ritorno.


AMIR – 08:50
Attraversa Ponte Sisto sotto l’ombrello.
Ogni passo produce un suono rotondo: acqua e tempo che si mescolano.
Pensa ai giorni passati — non come ricordi, ma come cerchi concentrici che tornano a toccarsi.
Ogni persona che passa accanto a lui sembra avere un piccolo riflesso nei suoi occhi:
il medico, l’uomo del Junghans, la donna del rosario, persino il ragazzo cieco.

Si ferma a guardare il fiume.
L’acqua porta via foglie, plastica, parole non dette.
Poi, per un istante, il riflesso si ferma.
Il Tevere non scorre.
Un battito solo.
E Amir sente la voce della Custode:
“Ritorno non è tornare. È permettere alle cose di ritrovarsi.”


NICO – 10:22
Il frammento di vetro che porta in tasca ora è opaco, come se avesse esaurito la luce.
Si ferma davanti alla serranda chiusa del negozio ATLAS.
La linea tracciata col gessetto è ancora lì, ma più corta, come consumata.
Nico la prolunga con il dito, e la polvere bianca gli resta sulla pelle.
Poi sente qualcosa cambiare dietro di sé.

Un rumore di serranda che si solleva lentamente.
Il negozio è vuoto.
Solo il bancone, e sul bancone una scatola di cartone.
Dentro, una lastra di vetro, la stessa materia dei frammenti.
Un biglietto:
“Ogni ritorno ha bisogno di un testimone.”

Nico prende la lastra.
Quando la solleva, i frammenti nel suo zaino si illuminano.
Si ricompongono per un battito, poi si separano di nuovo.
Non è ancora il momento.
Ma qualcosa ha iniziato a ricordare la forma.


LIVIA – 13:09
Entra nel teatro.
È vuoto, ma non deserto.
Ogni sedia ha l’aria di chi ha appena ascoltato qualcosa di importante.
Sul palco, la candela della Custode si è consumata fino all’ultimo filo.
Livia si siede.
Chiude gli occhi.
Nessuna voce, nessun segno, solo presenza.
Poi, da qualche parte, un orologio invisibile scatta: un suono metallico, secco, perfetto.
Tic.

«Ci sei?»
La voce arriva dietro di lei.
È Amir.
Non si stupisce.
«Sì,» risponde.
«Siamo tornati.»
«O forse non siamo mai andati via.»

Si siedono uno accanto all’altro.
Dalla porta laterale entra Nico, in silenzio, con la lastra di vetro tra le mani.
La posa a terra.
I tre frammenti che possiedono si accendono.
Un triangolo di luce si forma sul pavimento.
Nel centro, un’ombra tenue: la sagoma della Custode.


19:17 – Teatro Lucido
Le luci si abbassano.
Non è una cerimonia, è una memoria che si ripete.
Il teatro respira come un polmone antico.
Le pareti si dilatano, il pavimento sembra liquido.
I tre restano immobili.
La sagoma della Custode si muove appena.
Non ha volto, ma voce.

«Ogni battito che avete raccolto è un respiro restituito.
Ogni ritorno, un perdono pronunciato piano.
Non siete venuti per capire.
Siete venuti per ricordare che nulla si perde davvero.
Nemmeno il tempo.»

La luce si sposta dal palco alle poltrone, una dopo l’altra.
Ogni sedia illuminata mostra per un istante una persona diversa:
un bambino che dorme, una donna che ride, un vecchio che guarda il fiume.
Tutti sono presenti, anche se mai esistiti.

Amir sussurra:
«È lui, il Meridiano.»
Livia: «È noi.»


Dopo – 23:03
Fuori dal teatro, Roma respira lenta.
La pioggia è cessata.
Le strade lucide riflettono il cielo come uno specchio rovesciato.
Nico cammina avanti, poi si volta.
Il teatro è buio, ma dietro una finestra filtra una linea di luce verticale, esatta, continua.
Il Meridiano.

Livia gli si affianca.
«È finito?»
Amir risponde:
«Il ritorno non finisce.
Chi torna, comincia di nuovo.»

Camminano verso Ponte Sisto.
Il Tevere sotto di loro ha smesso di correre.
Per un istante soltanto, tutto è fermo — ma vivo.
Poi, come sempre, il tempo riprende a respirare.


8 risposte a “Meridiano d’eterno”

  1. Lo sento come l’aspetto mastodontico e magnetico della vita

    1. Con il tuo commento mi hai spiazzato —
      e se mi chiedi perché, dovrei tornare molto indietro,
      al giorno in cui ho ideato questo progetto.
      Voleva, prima di tutto, spingermi fuori dalla mia zona di conforto,
      costringermi a guardare oltre il margine.

      Le tue parole, come tutti i tuoi commenti,
      mi lasciano una quiete interiore che sa di ascolto.
      Eppure, dentro quella calma,
      una vocina sottile — e insieme rumorosa —
      mi richiama all’ordine, ricordandomi
      che spesso ciò che non riusciamo a vedere
      è perfettamente visibile
      a chi ha la volontà e la sensibilità di guardare davvero.

      Di tutte le parole che mi hai scritto,
      di ogni riflessione,
      ti dico un semplice grazie nel leggere —
      ma un grazie profondo nel sentire.

      Perché chi, come me, oggi riesce a vedere un po’ più lontano,
      sa che il merito è anche di chi ha saputo indicare la direzione.

      Le prospettive, in fondo,
      sono il vero confine tra ciò che percepiamo
      e ciò che non sapevamo ancora immaginare.

      Scusa il ritardo nel risponderti…
      ma ci sono frasi che non si affrontano di slancio:
      vanno lasciate decantare,
      come i vini migliori.

      Grazie, davvero.

  2. Complimenti, i personaggi si muovono in un’atmosfera che sembra incantata come in un sogno.

    1. Ti ringrazio.
      Ho sempre nascosto questo testo.
      Tra i tanti lasciati immobili in quel limbo del mi piace / non mi piace,
      è sempre stato il faldone che mi osservava,
      che mi suggeriva qualcosa —
      come un’eco sottile che continuava a richiamarmi a sé.

      È un testo che ho amato e abbandonato.
      L’altra sera la mia dolce metà mi ha detto:
      «Perché, visto che li hai accantonati, non dai loro una vita,
      in uno spazio che ti appartiene?»

      Da lì è nata questa idea: metterlo online.
      E devo ammettere che, mentre lo rileggevo
      (non potrei nemmeno contare i testi scritti e lasciati a impolverarsi),
      ho capito che quel suggerimento
      era una delle proposte più lucide e luminose che potessi ricevere.

      Le donne hanno quella chiarezza interiore
      che accende il mondo,
      e quel bagliore che — da sempre —
      ci insegna a rimettere mano alla luce . Ti ringrazio infinitamente delle tue parole.

      1. Ottimo il consiglio di tua moglie quelli che hai scritto ti appartiene ma è bello condividerlo con altre persone e di questo ti ringrazio.
        Buona giornata!

      2. La mia dolce metà che io ironicamente definisco Edison…illumina sempre…fu luce il primo giorno in cui la vidi – ha la capacità di vedere sempre i punti luce nel buio. Grazie di cuore Paola

      3. Fondamentale in una coppia illuminare l’altro non oscurarlo. 🥰

  3. Si hai ragione…è le tue parole arrivano piene di saggezza, le parole di chi conosce il significato di ciò che dice. …

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