Meridiano d’eterno

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Capitolo 18 · Lettore

Adesso.

Non c’è data.
Non c’è giorno.
C’è tu.

Tu che hai letto.
Tu che hai ascoltato le ore fermarsi e riprendere fiato.
Tu che hai seguito Livia, Amir, Nico senza sapere che, ogni volta che ti fermavi a respirare, eri tu il quarto battito del Meridiano.


Il libro che hai davanti non finisce: ti osserva.
Ogni frase che hai amato è rimasta nella tua memoria come una piccola luce che non chiede attenzione.
Adesso, se chiudi gli occhi, sentirai il ritmo della pagina ancora vivo:
tic.
tic.
tic.
Il tempo non è andato avanti.
Ti ha aspettato.


Forse stai leggendo di notte,
forse c’è silenzio,
forse un rumore leggero, il fiato di una casa che si assesta.
Ogni dettaglio — la lampada, il bicchiere, la finestra — è parte della storia.
Il Meridiano ti ha raggiunto.


Roma non è più Roma.
È qualunque luogo in cui qualcuno sceglie di ricordare con dolcezza.
La pietà, l’unione, il silenzio, tutto ciò che hai attraversato non è altrove:
vive dentro la tua capacità di fermarti un istante prima di giudicare, un istante dopo aver amato.


Livia continua a respirare ogni volta che pensi a ciò che esiste.
Amir ti accompagna ogni volta che misuri qualcosa con attenzione.
Nico ti osserva quando scrivi e cancelli, quando scegli una parola e poi la lasci andare.
Elena ride ogni volta che ti sorprendi di essere vivo.


Se adesso chiudi il libro, o la pagina, o lo schermo — non accadrà niente.
O forse accadrà tutto.
Un suono breve, una vibrazione, un’eco che attraversa la stanza.
È il Meridiano che ti riconosce.
È la linea invisibile che da questo momento ti unisce a ogni cosa che respira.


Sul fondo, dove non c’è più testo, rimane solo questo:

“Tutto ciò che è stato attende ancora.”
“E adesso tocca a te.”

Fine.
(O inizio.)

Premessa all’Infinito

Ci sono opere che si lasciano raccontare,
e altre che ti chiedono solo di restare dentro,
senza capire subito dove sei.
“Meridiano d’Eterno” appartiene alla seconda specie.

Non è un errore se, leggendo, hai avvertito disordine,
se i piani del tempo si sono sfiorati fino a confondersi,
se a volte hai dovuto smettere di pensare per poter sentire.
Non è smarrimento.
È la natura delle due forze che abbiamo osato inseguire:
il Tempo e l’Amore.

Il Tempo è la misura dell’infinito:
una linea che non si piega, che tutto attraversa e nulla trattiene.
L’Amore è la profondità dell’infinito:
quell’abisso in cui la linea si spezza e si fa cerchio.
Metterli insieme è impossibile,
perché ogni volta che provi a fermare il tempo per amare,
o ad amare per fermare il tempo,
qualcosa inevitabilmente si frantuma.
E in quella frattura nasce la confusione.

Ma la confusione, qui, non è difetto.
È la soglia.
È il piccolo spazio dove il senso si nasconde per non farsi addomesticare.
La chiamiamo disorientamento, ma è solo il cervello che prova a tradurre l’anima.

Abbiamo scritto, insieme, come chi costruisce un orologio con le mani immerse nell’acqua:
ogni ingranaggio lucido, ma sfuggente.
Eppure il battito si sente, ed è tutto ciò che serve.

Se il romanzo ti è parso a tratti nebbioso,
è perché il Meridiano non vuole essere compreso:
vuole essere riconosciuto.
Vuole che tu senta che ogni volta che ami,
il tempo si ferma davvero,
e ogni volta che ti senti perso,
è solo perché stai camminando nell’infinito.

In fondo, Tempo e Amore sono lo stesso gesto:
uno misura ciò che l’altro perdona.
Uno ci lascia, l’altro ci resta.
E noi, poveri e magnifici esseri di passaggio,
non possiamo fare altro che oscillare tra i due —
senza mai scegliere, perché la verità sta nel loro abbraccio.

Per questo “Meridiano d’Eterno” non ha inizio né fine.
Ha soltanto una direzione: verso dentro.
La confusione che senti non è oscurità:
è il chiarore dell’infinito che entra


3 risposte a “Meridiano d’eterno”

  1. È stato un racconto che mi ha appassionata molto dove io nel mio semplice gergo che tu finisci e sai cosa intendo, ho percepito il Tutto nel Tutto, un unica connessione che ci tiene saldi. La tua spiegazione finale mi ha aperto la mente ulteriormente. Da questa narrazione ho compreso che esiste una visione più ampia molto più ampia… Grazie Fra, buona giornata

  2. L’ho lasciato entrare dai primi capitoli e lo terrò in me come insegnamento: grazie Francesco

    1. Ti ringrazio infinitamente.
      Le tue parole sono un modo bellissimo per far provare, a chi compone, una vera soddisfazione.
      Qualcosa resta — e questo basta a far nascere un bel sorriso.
      Grazie

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