La stanza senza specchi

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Il significato non è una luce:
è l’ombra che rimane quando smetti di truccare le parole.
— La Stanza Senza Specchi

— AURORA —

Episodio II – La Paura

Ogni inizio è coraggio travestito da tremore.
È il mondo che ti guarda indietro
e ti chiede se sei davvero pronto a viverlo.



C’è un momento in cui la vita, appena imparata, comincia a spaventare.
Non è ancora dolore, non è ancora perdita.
È solo la vertigine dell’essere, la percezione improvvisa che tutto ciò che esiste potrebbe smettere di farlo.
La paura nasce così: non come un nemico, ma come un maestro che ti mostra il bordo del tuo respiro.


— Ti tremano le mani.
— Non è freddo.
— Allora cos’è?
— È come se il mondo avesse smesso di respirare per un istante.

Il silenzio fece rumore.
Un orologio lontano batteva lento, ma non segnava l’ora.
Lui guardò le proprie dita, poi il buio attorno.

— Hai paura? — chiese la voce.
— Sì, ma non so di cosa.
— Della fine?
— No. Della possibilità che non sia eterna.

La voce sorrise, o forse sospirò.
— È così che si invecchia, sai? Ogni volta che ti accorgi che qualcosa può finire.
— E allora come si vive?
— Fingendo di non saperlo.
— E tu ci riesci?
— Solo quando amo.

Lui restò in silenzio.
Capì che la paura non se ne va: impara a respirarti dentro.
È una seconda pelle, invisibile, ma viva.



Stasera, nella stanza senza specchi, ho capito che la paura non è un errore della vita,
è la vita stessa che si osserva.
Ci insegna la misura, ci ricorda che ogni battito è concesso, non dovuto.
Non serve scacciarla: bisogna sedersi accanto a lei e ascoltarla finché non smette di urlare.
La paura è il primo atto d’amore verso se stessi,
perché è il momento in cui scegli di restare, anche se tutto potrebbe finire.

6 risposte a “La stanza senza specchi”

  1. La descrizione della paura ritenendola parte imprescindibile della vita è ciò in cui credo anch’io…
    Questa rubrica mi piace proprio!

    1. Lieto che ti piace…abbiamo visioni simili delle circostanze ..

  2. Queste riflessioni mi hanno colpito perché parla di qualcosa che conosco bene… quella sensazione sottile, quasi invisibile, che arriva quando ti rendi conto che la vita non è garantita, che ogni cosa può finire o sta finendo… Non fare caso a tutti i puntini di sospensione, diventerei prolissa se li spiegassi… Comunque si, nonostante il panico ho sempre scelto di rimanere sino all’ultimo.

    1. Le tue parole arrivano con una verità che tocca.
      Credo che quella sensazione, sottile e invisibile, la conoscano solo le anime che hanno guardato la vita da vicino — da troppo vicino per illudersi che sia infinita.
      Eppure restare, come dici tu, “sino all’ultimo”, è l’atto più coraggioso e umano che ci sia.

      Restare non per forza, ma per presenza.
      Perché a volte non serve cambiare direzione: basta non fuggire.
      E tu, da come scrivi, non fuggi: respiri anche l’ultimo frammento, e in quello c’è tutta la bellezza che la paura non può cancellare. Grazie

      1. Grazie a te che scrivi de7btesti fokendufu si quali non riesci a trattenermi dal rispondere, e ti chiedo scusa se commento sempre. Grazie anche perché riesci sempre a comprendermi così bene.

      2. I tuoi commenti e ogni commento sono sempre graditi…grazie ogni volta che scrivi perché dedichi un tempo che non sarà mai logico uno ” scusa ” ma da un privilegio.

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