Il significato non è una luce:
è l’ombra che rimane quando smetti di truccare le parole.
— AURORA —
Episodio V – L’Infanzia che resta
L’infanzia non finisce: si nasconde.
Vive nelle vene, nella paura, nelle risate che non tornano mai uguali.
È il seme che continua a respirare sotto la terra del tempo.
Ogni volta che cresci, perdi qualcosa che non sai nominare.
Ti svegli adulto, ma c’è una parte di te che rimane dietro, seduta su una sedia troppo grande,
con le ginocchia sbucciate e lo sguardo pieno di promesse.
L’infanzia non è un’età: è un rifugio che ti segue anche quando fai finta di averlo dimenticato.
Lui cammina lungo una strada di campagna.
L’aria sa di terra e di pane.
Ogni passo solleva polvere, come se il tempo si stesse svegliando al suo passaggio.
Nel campo, i fili d’erba si piegano con lentezza:
ricorda le estati in cui bastava un pomeriggio per essere felici.
Un aquilone che si impigliava nei rami, la corsa, le ginocchia ferite,
la risata che non sapeva ancora cos’era la fine.
Si ferma accanto a un muretto di pietra.
Appoggia la mano.
La pietra è calda, come allora.
Chiude gli occhi.
Per un istante sente di nuovo la voce della madre,
quel richiamo che attraversava i campi e lo riportava a casa.
Apre gli occhi: il campo è lo stesso, ma il mondo no.
Capisce che crescere non significa andare lontano,
ma imparare a tornare senza farsi scoprire.
Sorride.
L’infanzia non è sparita: dorme dentro di lui,
come una parola che non smette mai di chiamarlo per nome.
Stasera, nella stanza senza specchi, ho capito che l’infanzia non è un ricordo,
è la radice del coraggio.
Ci salva ogni volta che dimentichiamo di essere stati innocenti,
ogni volta che il mondo ci indurisce e ci fa credere che la dolcezza sia debolezza.
Dentro ogni adulto vive un bambino che aspetta solo di essere perdonato.
Ed è forse in quel perdono che comincia la vera maturità.

Rispondi