Puntata 4 — Il Sogno
Quando l’amore smette di chiedere prove e diventa casa
Il sogno non è fuga dalla realtà: è la realtà che accetta di essere più grande di noi. Con te ho smesso di domandarmi se fosse vero: l’ho capito dal modo in cui la vita, accanto a te, ha smesso di chiedere spiegazioni.
Il sogno è cominciato la prima volta che ti ho vista dormire. Il mondo poteva crollare, ma il tuo respiro teneva tutto in equilibrio. Ho capito che la vera casa non è un luogo: è il punto esatto in cui il tuo sonno si addormenta sul mio.
Non c’era più il rumore della conquista, né la febbre del timore di perderti. C’era un silenzio diverso, il silenzio di ciò che ha trovato posto. Il sogno comincia quando smetti di chiederti se durerà e inizi a riconoscere che, qualunque cosa accada, tu sei già stato beato.
Sognare con te non è scappare dal mondo: è vederlo nella sua versione più sincera. Una tazza scalda in cucina diventa un altare di giorni futuri, le chiavi di casa appoggiate sul mobile sono un “torno” che si ripete, il tuo giaccone sulla sedia è una promessa: “non vado via davvero”.
Nel sogno, l’amore smette di essere una domanda e diventa abitudine sacra. C’è la tua testa sul mio petto durante un film che non stiamo guardando davvero. Ci sono le notti in cui ti svegli spaventata e io ti ricordo che sei qui, nel perimetro dove il mio braccio e il tuo nome fanno pareti.
Sognare te vuol dire accettare che non ti possiedo. Sei la parte di sogno che mi viene concessa ogni giorno in forma di corpo, di parola, di silenzio condiviso. L’amore, a questo punto, è un patto di recipro sogno: io tengo vivo il tuo; tu tieni vivo il mio.
A volte ti guardo camminare per casa e penso che il miracolo sia proprio questo: un sogno che fa colazione, si strucca la sera, si dimentica le chiavi, ride di cose stupide. Il sogno non è più un luogo in alto: è la tua quotidianità che mi sceglie.
Se devo dirlo con poche parole: il sogno è quando smetto di chiedermi se merito tutto questo, e comincio a viverlo come si vive un tramonto che non vuoi perdere: con gli occhi pieni, il cuore gianco, e una grazie infinita che non sa da dove cominciare a parlare.
Alla mia dolce Luana dall’alba al tramonto

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