La stanza senza specchi

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Il significato non è una luce:
è l’ombra che rimane quando smetti di truccare le parole.
— La Stanza Senza Specchi

— ZENIT —

Episodio IV – La Fratellanza

Non serve avere lo stesso sangue per somigliarsi.
A volte basta condividere il silenzio nello stesso punto di luce.



La fratellanza non si costruisce, si riconosce.
Accade all’improvviso, come quando vedi negli occhi di qualcuno
la stessa stanchezza che ti abita da anni.
Non ha a che fare con il tempo o la storia,
ma con la vibrazione di due anime che, per un attimo, respirano uguali.


Ero seduto sulla panchina della stazione, a metà pomeriggio.
Un treno in ritardo, una folla distratta.
Accanto a me, un uomo anziano, con un cappello troppo grande e una valigia consumata.

— Sempre in ritardo, questi treni — disse, senza guardarmi.
— O forse siamo noi ad arrivare troppo presto — risposi.
Sorrise, e in quel sorriso c’era qualcosa di familiare.

— Lei dove va? — chiese.
— Da nessuna parte precisa. E lei?
— Da nessuna parte anch’io. Allora siamo compagni di viaggio.

Ridemmo piano.
Restammo a lungo in silenzio, guardando le persone passare.
Lui tirò fuori due mele, me ne porse una.
— Sa, una volta mio fratello mi disse che la vita è come un frutto: se non lo dividi, marcisce.
Presi la mela.
— E lei lo vede ancora suo fratello? —
— No. È morto vent’anni fa. Ma ogni volta che parlo con qualcuno, torno a trovarlo.

Mangiò un morso, poi aggiunse:
— Non siamo parenti, ma forse ci somigliamo.
— In cosa? — chiesi.
— Nel modo in cui aspettiamo qualcosa, anche quando non sappiamo cosa.

Un annuncio coprì la voce dei pensieri.
Il treno arrivò, lento, come un animale stanco.
Lui si alzò, prese la valigia.
— Se capita, ci rivediamo.
— O magari ci siamo già visti — dissi.

Mi salutò con un gesto lieve,
e nel suo sguardo, per un istante, rividi me stesso:
più vecchio, più sereno, più vero.



Stasera, nella stanza senza specchi, ho capito che la fratellanza è una forma di memoria.
Riconosci nell’altro ciò che la vita ti ha tolto,
e per un attimo tutto torna intero.
Non servono parole né promesse:
basta sapere che, ovunque tu vada,
qualcuno cammina con la tua stessa stanchezza,
e non la chiama solitudine.

5 risposte a “La stanza senza specchi”

  1. Bellissima la frase d’apertura in evidenza. Ed ho apprezzato la frase finale in cui è citata la solitudine senza guardarla con connotazione negativa (finalmente!)

    1. Scusa il ritardo…grazie di cuore

  2. Molto belle queste riflessioni e condivido che la fratellanza è il volto che la memoria indossa quando ci ricorda che non siamo soli!

    1. Mi hai fatto venire memoria di una frase…” è triste sentirsi soli in mezzo alla gente”… non siamo soli anche se stanno cercando in tutti i modi di farci cadere in questa trappola.

  3. Un bellissimo incontro di anime🌟

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