Il significato non è una luce:
è l’ombra che rimane quando smetti di truccare le parole.
— MERIDIANO —
Episodio I – Il Primo Amore
Ci sono volti che non incontri: li riconosci.
Come se una parte di te li avesse aspettati da sempre.
Il primo amore non somiglia a niente che verrà dopo.
Non conosce prudenza, non sa fingere, non ha paura.
È una nascita dentro la nascita, un errore bellissimo che chiama tutto per nome.
Non è solo qualcuno che ami, è il momento in cui scopri di poterlo fare.
Era un supermercato, come tanti.
Lui stava per pagare, distratto, quando la vide tra le corsie.
Aveva i capelli raccolti, un grembiule verde, le mani che sistemavano una fila di mele come se stesse accordando uno strumento.
Fu un secondo, ma bastò.
Il rumore dei carrelli si spense, la musica di sottofondo sembrò allontanarsi.
Ogni cosa perse contorno, tranne lei.
Non si parlarono.
Lei si voltò appena, giusto il tempo di un sorriso cortese —
ma nei suoi occhi, verdi come un respiro trattenuto,
c’era la fine di tutto ciò che lui era stato fino a un attimo prima.
Pagò, uscì, ma non si mosse.
La vetrina lo restituiva come un’ombra confusa, e dietro il vetro lei continuava a lavorare, ignara del terremoto che aveva lasciato.
Da quel giorno, passò spesso da lì.
Non per comprare qualcosa, ma per ricordarsi com’è quando il tempo si ferma.
Non la cercava davvero: cercava quell’istante — il suo nome pronunciato dal destino sottovoce.
Stasera, nella stanza senza specchi, ho capito che il primo amore non finisce mai.
Cambia volto, cambia voce, ma resta la misura di tutto ciò che verrà dopo.
È la prova che l’anima riconosce prima della mente,
e che certi incontri non accadono nel tempo:
accadono in noi, e continuano a vivere lì,
ogni volta che ricordiamo cosa vuol dire vedere per la prima volta.

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