La stanza senza specchi

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Il significato non è una luce:
è l’ombra che rimane quando smetti di truccare le parole.
— La Stanza Senza Specchi

— MERIDIANO —

Episodio I – Il Primo Amore

Ci sono volti che non incontri: li riconosci.
Come se una parte di te li avesse aspettati da sempre.



Il primo amore non somiglia a niente che verrà dopo.
Non conosce prudenza, non sa fingere, non ha paura.
È una nascita dentro la nascita, un errore bellissimo che chiama tutto per nome.
Non è solo qualcuno che ami, è il momento in cui scopri di poterlo fare.


Era un supermercato, come tanti.
Lui stava per pagare, distratto, quando la vide tra le corsie.
Aveva i capelli raccolti, un grembiule verde, le mani che sistemavano una fila di mele come se stesse accordando uno strumento.

Fu un secondo, ma bastò.
Il rumore dei carrelli si spense, la musica di sottofondo sembrò allontanarsi.
Ogni cosa perse contorno, tranne lei.

Non si parlarono.
Lei si voltò appena, giusto il tempo di un sorriso cortese —
ma nei suoi occhi, verdi come un respiro trattenuto,
c’era la fine di tutto ciò che lui era stato fino a un attimo prima.

Pagò, uscì, ma non si mosse.
La vetrina lo restituiva come un’ombra confusa, e dietro il vetro lei continuava a lavorare, ignara del terremoto che aveva lasciato.

Da quel giorno, passò spesso da lì.
Non per comprare qualcosa, ma per ricordarsi com’è quando il tempo si ferma.
Non la cercava davvero: cercava quell’istante — il suo nome pronunciato dal destino sottovoce.



Stasera, nella stanza senza specchi, ho capito che il primo amore non finisce mai.
Cambia volto, cambia voce, ma resta la misura di tutto ciò che verrà dopo.
È la prova che l’anima riconosce prima della mente,
e che certi incontri non accadono nel tempo:
accadono in noi, e continuano a vivere lì,
ogni volta che ricordiamo cosa vuol dire vedere per la prima volta.

3 risposte a “La stanza senza specchi”

  1. 🎀 Delicata analisi degli effetti del “primo sole”, luce d’alba che non si dimentica ~ Non si rilevano quasi mai reali e dirimenti evidenze fisiche dell’altro a giustificare la improvvisa radianza del “primo sole” ~ Credo che essa viaggi su canali sottili, e non abbia spiegazioni logiche ~ Credo si tratti di un’alba che viene da lontano, forse da una esistenza precedente, in cui qualcosa e’ stato consapevolizzato, acquisito e custodito per sempre ~ Ipotizzo anche la conseguenza di imprinting primari e inaccessibili ~ Piccole cose ~ Dettagli memorizzati, ma senza definizione, per l’oblio che connota sia il transito dimensionale, e sia le esperienze preverbali ~ A riguardo va segnalata la peculiare differenza dei diversi canali energetici: l’energia sottile arriva da lontananze maggiori rispetto alle incidenze psicologiche di un imprinting …
    Buona giornata Francesco!

    1. Le tue parole aprono uno spiraglio affascinante su quel “primo sole” che, in effetti, spesso non trova spiegazioni logiche.
      Anch’io penso che ci siano incontri che accadono su frequenze sottili, dove la mente non arriva e dove il corpo non registra nulla di misurabile… eppure accade qualcosa. Una specie di riconoscimento immediato, come se un punto remoto della nostra storia — qualunque essa sia — sapesse già tutto.

      A volte basta un dettaglio minuscolo, un tono, un gesto, un modo di guardare il mondo: non lo afferri, non lo ricordi, ma lo senti.
      Lì si accende quella radianza di cui parli, un’alba che sembra venire da lontano e che non ha bisogno di definizioni per essere reale.

      Alla fine, qualunque sia l’origine — memoria antica, intuizione, o semplice risonanza umana — ciò che conta è che quel “primo sole” lascia un’impronta che non si cancella.
      E forse è proprio questa la sua forza: arriva senza spiegazioni, ma resta con una chiarezza assoluta.

  2. Ho apprezzato molto “l’illuminazione” finale in quanto l’amore guardato dalla capacità dell’anima di vedere e rivedere lo trovo un concetto vasto e universale.

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