Silenzio e Cavilli
Tutti sapevano.
I vicini hanno udito.
Gli amici hanno visto.
I parenti hanno intuito.
Eppure… nessuno ha parlato.
Il loro silenzio è stato la mia gabbia.
Il muro della mia condanna.
Io ho gridato piano…
per vergogna,
per paura.
Ho lasciato segni sul corpo,
ombre negli occhi,
implorazioni tra le righe dei miei gesti.
Avete finto di non vedere.
Avete sussurrato: non è affar mio.
Avete sperato che passasse.
Ma non sono passata io.
Poi ho denunciato.
Ho varcato le soglie di uffici asettici.
Ho parlato,
e mi hanno risposto:
mancano elementi.
Non ci sono prove.
Le procedure richiedono tempo.
Eppure… io ero la prova.
Io, con le mie ossa tremanti.
Io, con le mie notti senza respiro.
Io, con la voce che si spezzava a chiedere aiuto.
Il silenzio e i cavilli…
mi hanno tolto la vita
prima ancora della sua mano.
Non dite: non spettava a me.
Non dite: non era il mio compito.
Ogni volta che tacevate,
mi spingevate più vicino al nulla.
Il nome che manca…
lo dite voi.

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