Le Ferite Invisibili
Non mi hai spezzato le ossa.
Non mi hai inciso la pelle.
Eppure… mi hai uccisa lo stesso.
Ogni parola è stata lama.
Ogni silenzio, catena.
Ogni umiliazione, pietra sul petto.
Mi dicevi: sei nulla.
Sei nessuno senza di me.
E la mia voce si è consumata nel tentativo di smentirti.
Ho gridato dentro.
Ho bussato con la voce tremante.
Ho detto: sto morendo, anche se respiro.
Mi hanno risposto:
non ci sono prove.
Le ferite invisibili non fanno referti.
Il dolore interiore non riempie fascicoli.
Ma io morivo lo stesso.
A ogni giorno negato.
A ogni sogno deriso.
A ogni libertà sottratta.
Sono stata sepolta viva,
con il cuore che batteva ancora.
Come me, mille altre.
Donne svuotate senza sangue versato.
La morte non sempre arriva con un colpo.
A volte gocciola lenta,
si insinua nei pensieri,
corrode la luce dall’interno.
Non chiamatela fragilità.
Non chiamatela debolezza.
È violenza.
È prigione invisibile.
È condanna senza graffi.
E adesso parlo io.
Con una voce che nessuno potrà più archiviare.
Il nome che manca…
lo dite voi.

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