In un viaggio che unisce matematica e anima, non bastava la tecnica: serviva una mente che sapesse trasformare i calcoli in visioni. La matematica che mi mancava.
Questa opera esiste grazie a Luana che ha scombinato prima i miei calcoli interiori e poi a tirato le somme della mia esistenza, che ha saputo guidarmi dove da solo non sarei arrivato – con i numeri.
Siamo l’amalgama perfetta di numeri e lettere.
Grazie Luana.
C’è un luogo in cui la matematica smette di fare conti
e comincia a raccontare persone.
Un luogo dove i segni non indicano quantità,
ma direzioni:
il “+” come un passo avanti,
il “–” come un varco interno che chiede di essere attraversato.
In questo spazio la solitudine diventa una lettera,
la perdita un vettore,
la luce una costante che non smette di cercare un modo per farsi vedere.
E quando metti tutto in un’espressione –
le ferite, i coraggi, i vuoti, le ombre –
scopri che la vita non si somma e non si sottrae:
si ribalta.
È qui che nasce L’Algebra delle Parole:
un’opera fatta di calcoli che diventano radici,
radici che diventano voci,
e voci che alla fine generano un concetto più grande di noi.
Un’opera in quattro movimenti,
un teorema emotivo,
un tentativo di leggere l’anima come una formula che respira.
Entra.
I segni non mentono: rivelano.
E quando iniziano a muoversi,
ti mostrano ciò che sei sempre stato senza saperlo.

Rispondi