Ci sono giorni in cui non sei tu a guardare il tempo.
È il tempo che guarda te.
Ti fissa negli occhi come farebbe qualcuno che sa tutto, ma sceglie di non dirtelo.
Sono quei giorni in cui ti senti sottile non fragile, sottile
come se bastasse un pensiero storto per spezzarti in due.
Eppure non cedi.
Non crolli.
Continui a stare in piedi con una dignità che nessuno vede,
che nessuno applaude,
ma che è la sola cosa che tiene insieme i tuoi lembi.
Cronolog IO registra proprio questo:
la parte invisibile della tua forza.
La tensione tra ciò che sopporti e ciò che non dici.
La fatica con cui tieni ferme le cose quando tutto vorrebbe sfuggire.
Oggi il tempo ti ha aperto una crepa.
Non per ferirti, ma per farti guardare dentro.
E lì, nel punto dove di solito non metti mai lo sguardo,
c’è un pezzo di te che non è mai morto, anche se hai smesso di parlargli.
È la parte che ricorda chi eri prima delle paure.
Prima dei rimpianti.
Prima dei ritorni mancati.
Il tempo a volte scava non per toglierti,
ma per restituirti.
Ti porta giù, nel fondo, proprio per mostrarti quella radice che non si è mai spezzata,
quel nucleo che continua a pulsare anche nei tuoi giorni spenti.
Oggi Cronolog IO ti dice la verità che fai sempre finta di non sapere:
non sei in frantumi.
Sei in trasformazione.
E l’anima, quando cambia forma, fa rumore.
Fa male.
Ma è il tipo di dolore che ti rimette al mondo.
Oggi non misurare le ore.
Misura ciò che ti attraversa.
Perché è lì, in quel passaggio segreto, che il tempo diventa tuo.

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