Ci sono mattine che non iniziano davvero:
si spalancano.
Come se il tempo, invece di scorrere, decidesse di sospendersi un attimo per verificare se siamo ancora qui, se abbiamo ancora voglia di provarci, se ascoltiamo il rumore interno che ci chiama da giorni.
Oggi è una di quelle.
Hai presente quando ti svegli e c’è un secondo, uno soltanto, in cui non pensi, non ricordi, non temi, non anticipi?
Quel microspazio è la versione più pura di te:
lì non menti, non ti giustifichi, non ti sfuggi.
Esisti e basta.
E il mondo, per un istante, non può nulla contro questa presenza.
La verità è semplice:
ogni giorno che apre gli occhi su di noi chiede un’unica cosa
ritornare a ciò che conta.
Non le preoccupazioni, non gli impegni, non l’ansia di fare.
Ma quell’unico gesto che ci ricentra:
una frase che ci attraversa,
una decisione che ci rimette in asse,
un frammento di coraggio che non abbiamo ancora usato.
La mattina è un patto:
ci osserva per vedere se siamo disposti a credere nella versione migliore di noi stessi o se preferiamo la copia sbiadita che il mondo ci consegna.
Io dico questo:
oggi prenditi il lusso di un respiro che non spiega niente,
di un pensiero che non deve giustificarsi,
di un desiderio che non devi ridurre per non disturbare nessuno.
Il giorno non ti è nemico.
Il nemico è dimenticare la rotta.
E la mia Cronologia interiore che chiamo Cronolog IO — è questo — serve proprio a non dimenticarlo
Oggi la tua storia continua da qui,
da questa apertura luminosa e silenziosa,
dove qualsiasi cosa può succedere
se decidi di esserci davvero.

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