Alcune eredità non si dividono:
si attraversano.
La villa di via San Faustino, a Vicenza, non è soltanto una casa.
È un luogo costruito per custodire il tempo.
Dopo la morte di Damiano Vespier, celebre orafo, i suoi tre figli tornano lì per la lettura del testamento.
Ad attenderli non c’è solo un’eredità, ma una condizione.
La casa è stata progettata come un enigma: tre ingressi, tre ali identiche, tre percorsi che partono da un unico atrio.
Un’architettura che sembra anticipare il destino dei fratelli.
Ad accompagnarli in questo tempo sospeso è Martino, il maggiordomo di famiglia, custode della casa e delle volontà del padre.
Ogni giorno consegnerà loro qualcosa che non hanno mai avuto.
L’Oro dei Vespier è un romanzo sul tempo, sulla memoria e sull’eredità invisibile che i genitori lasciano ai figli.
Un libro costruito come una dimora da attraversare: stanza dopo stanza, giorno dopo giorno.
Nota dell’autore
Questo romanzo appartiene a una stagione lontana della mia vita.
L’ho scritto quando avevo poco più di trentacinque anni, in un periodo in cui la scrittura era per me soprattutto un luogo di esplorazione, più che un progetto editoriale.
Non ho mai voluto pubblicarlo né sottoporlo a un editore.
Eppure è uno dei testi a cui sono rimasto più affezionato.
Tra i libri che, negli anni, avrei potuto portare alla pubblicazione, L’Oro dei Vespier è forse quello che più di altri possedeva una struttura e un respiro capaci di diventare qualcosa di più — se solo fossi stato allora in grado di scavare ancora più a fondo nel suo senso.
Per questo ho deciso di inserirlo tra i Free Book: libri che restano liberi, non rifiniti dall’editoria, ma consegnati direttamente ai lettori.
A voi la scelta di leggerlo, attraversarlo, commentarlo.
Le vostre parole, le vostre impressioni, il vostro sguardo critico potranno arricchire la mia idea di questo libro e rispondere alla mia domanda.
Grazie.

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