Il sole lento
di una sera dormiente.
È per te.
Come se ogni tramonto
conservasse qualcosa
che mi riporta al tuo nome.
E mi domando.
Esiste davvero qualcosa
oltre lo spazio?
O è soltanto altro spazio
che continua ad aprirsi,
a prendere forma,
a somigliarti?
Perché ovunque guardi
c’è sempre qualcosa di te.
Nel modo in cui la luce
rimane qualche istante
prima di andarsene.
Nel silenzio delle stanze
quando smettono di essere vuote.
Nel respiro quieto delle cose
che non hanno bisogno
di essere spiegate.
E allora resto qui.
A coccolare l’universo.
Come si accarezza un sogno
sapendo che non reale.
Si tocca la possibilità.
Perché quando stringo il mondo,
in qualche modo,
sto cercando te.
E basta questo.
Perché non esiste cammino.
Non esiste strada.
Non esiste una mappa.
Esistono soltanto direzioni invisibili.
Piccoli richiami.
Movimenti impercettibili dell’anima.
Come se qualcosa,
da sempre,
sapesse già dove andare.
La mia sera,
calda e senza sole,
rimane sospesa
in questa lontananza singolare.
In questo sempre
a cui nessuno ha insegnato la fine.
Forse è questo l’ignoto.
Non ciò che non conosciamo.
Ma ciò che continuiamo ad amare
senza riuscire a contenerlo.
Così procedo.
Senza regole.
Senza risposte.
Seguendo soltanto quei battiti silenziosi
che si accendono nei sorrisi.
Nelle mani che si cercano.
Nelle lacrime.
Nell’amore.
E allora comprendo
che non ho mai cercato
di capire l’universo.
Ho cercato soltanto
il punto esatto
in cui assomiglia a te.
