In questo vuoto immobile che continua a smarrirmi,
lascia che l’ultima lacrima
sia soltanto un altro bagliore
sul mio viso.
I ricordi passano leggeri,
Come carezze sopra volti di paglia,
e il mio pianto resta a terra,
una piccola pozza di cielo caduto.
Vorrei chiamarti.
Vorrei gridare il tuo nome.
Ma ne ho dimenticato la fonetica,
eppure qualcosa di me
continua ancora a pronunciarlo.
Così rimango fermo
in questo vuoto che si muove,
che adesso evapora lentamente
in una notte colma di stelle,
tra la luce quieta della luna
e l’ondeggiare luminoso delle anime.
Il silenzio è un rumore stanco.
Ha perduto intensità.
Ha dimenticato la possibilità di urlare il suo dolore.
E resto qui,
a capo chino,
a raccogliere ciò che sei stata.
Mi commuove ricordarti.
Sapere
che, nonostante tutto,
sei ancora la presenza
che il mio cuore riconosce
quando il mondo diventa troppo lontano.

Madre Eterna dentro me