Dove finiscono i sogni

·

La memoria

Questo è quello che è accaduto dentro di me prima che iniziassi a scrivere.

Ho aperto un vecchio cassetto cercando tutt’altro. Dentro c’era una fotografia che non ricordavo nemmeno di avere. L’ho guardata pochi secondi e l’ho rimessa al suo posto. È rimasta lì. Il ricordo, invece, ha deciso di venire via con me.


Esiste un luogo che nessuno ha mai visto e nel quale, prima o poi, tutti torniamo.

Non ha porte.

Non ha finestre.

Non compare sulle mappe.

Eppure ci abitiamo ogni giorno.

Si chiama memoria.

Per molto tempo ho creduto che ricordare significasse conservare.

Come si conserva una fotografia dentro un cassetto o una lettera tra le pagine di un libro.

Poi la vita mi ha insegnato qualcosa di diverso.

La memoria non conserva.

La memoria trasforma.

Ogni volta che torniamo dentro un ricordo non ritroviamo mai lo stesso luogo.

Siamo noi a essere cambiati.

E con noi cambia anche tutto ciò che ricordiamo.

Ci sono persone che non vediamo da anni e che, all’improvviso, ritornano in una canzone ascoltata distrattamente alla radio.

Un profumo attraversa una stanza.

Il rumore della pioggia contro una finestra.

Il sapore di un caffè bevuto nello stesso bar di tanti anni fa.

Basta un dettaglio.

E il tempo smette di comportarsi come il tempo.

Dieci anni diventano un istante.

Un abbraccio ritorna caldo.

Una voce ritrova il suo volto.

Ho capito che la memoria non conosce gli orologi.

Conosce soltanto le emozioni.

Per questo non ricordiamo tutto.

Ricordiamo ciò che ci ha cambiati.

Il resto passa.

Scivola via.

Scompare.

Ma ciò che ci ha attraversato davvero continua a vivere dentro di noi, anche quando crediamo di averlo dimenticato.

Forse è per questo che alcune assenze fanno ancora rumore.

Non perché il passato si rifiuti di andarsene.

Ma perché una parte di noi continua ad abitare quel tempo.

Le fotografie non ricordano.

Le case non ricordano.

Le strade non ricordano.

Siamo noi a consegnare loro una storia ogni volta che le guardiamo.

È il nostro cuore a rimettere in movimento ciò che il tempo aveva fermato.

Ed è una cosa meravigliosa.

Perché significa che nulla di ciò che abbiamo amato scompare davvero.

Cambia forma.

Diventa parte del nostro modo di guardare il mondo.

Ci rende più fragili.

Più prudenti.

Più riconoscenti.

A volte persino più gentili.

Credo che la memoria sia il luogo in cui le persone continuano a vivere senza chiedere il permesso.

Entrano nei nostri gesti.

Nelle parole che scegliamo.

Nei silenzi che impariamo a rispettare.

Perfino nei nostri sorrisi.

Ci accorgiamo di assomigliare a qualcuno quando ormai è troppo tardi per dirglielo.

Ed è lì che comprendiamo una delle verità più semplici.

Non siamo fatti soltanto di ciò che abbiamo vissuto.

Siamo fatti di tutto ciò che abbiamo scelto di non dimenticare.

Forse la memoria non esiste per riportarci indietro.

Esiste perché nessuna parte autentica della nostra vita vada perduta.

Perché il tempo può allontanare le persone.

Può cambiare i luoghi.

Può perfino cancellare i volti.

Ma non riuscirà mai a portarci via quello che un giorno è riuscito a diventare parte della nostra anima.

E forse ricordare non significa voltarsi.

Significa accorgersi che alcune persone continuano a camminare accanto a noi, anche quando il mondo è convinto che siano rimaste indietro.

5 risposte a “Dove finiscono i sogni”

  1. È esattamente come la vedo io sulla memoria e sui ricordi, mi ripeterei perché mi sembra al riguardo, di averti già espresso ieri in un commento che più o meno potrebbe andare bene anche per tuo testo odierno. Anch’io ho preparato un post sulla memoria ma ahimè, per niente romantico poiché la menziono nel suo modo più ripetitivo degli errori umani. Buona giornata Fra.

    1. Mi fa piacere ritrovare questo nostro modo di guardare la memoria da prospettive diverse ma complementari. In fondo è questo il bello lo stesso tema può raccontare la nostalgia, l’amore, il dolore, ma anche gli errori che continuiamo a ripetere. La memoria non conserva soltanto ciò che abbiamo vissuto, custodisce anche ciò che non abbiamo ancora imparato. Sarà un piacere leggere il tuo articolo e scoprire il percorso che hai scelto. Buona giornata e grazie, come sempre, per il tuo pensiero.

      1. Grazie a te è tutto il pomeriggio che tribolo con Internet, la linea qui in zona non c’è, devo tribolare con lo smart o tablet che sia facendo il ponte. Domani dovrebbe sestemarsi tutto, spero.

  2. 🎀 Condivido questo scritto sulla memoria: sento dentro di me l’energia misteriosa dell’ incontro con la memoria ~ 🎀 Generalmente archivio il “brutto” e ricordo il “bello”, di persone e fatti ~ Delle persone, ricordo il loro pensiero, la loro umanita’ ~ Dei fatti, ricordo il dettaglio sottostante l’evidenza, ripercorro il “messaggio” da leggere, il segnale da cogliere ~ 🎀 Il “bello”, in una reminiscenza, c’e’ sempre, soprattutto se, a monte, e’ intervenuto il discernimento ~ Altrimenti c’e’ l’emozione che non e’ la stessa cosa, nondimeno e’ energia umana strutturata ~ 🎀 Ricordare a volte e’ conoscere, capire meglio ~ Platone disse :”Sapere e’ ricordare” …

    1. Mi piace molto questa tua distinzione tra emozione e discernimento. È come se dicessi che il ricordo non è ciò che ci accade, ma ciò che riusciamo a comprendere di ciò che ci è accaduto. Forse è proprio per questo che, col tempo, il “brutto” perde i suoi contorni e il “bello” resta non perché la memoria sia selettiva, ma perché il cuore continua a cercare un significato. E quella citazione di Platone arriva quasi come una conferma forse ricordare è davvero una forma di conoscenza, perché ogni volta che torniamo su un ricordo non troviamo mai la stessa persona, ma una versione nuova di noi stessi.

Rispondi

Il mio Blog

Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

Iscriviti

Scopri di più da Silenzio Letteraio - Nel Silenzio del Tempo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere