Il coraggio dell’uomo
Prima di scrivere
Questo è quello che è accaduto dentro di me prima che iniziassi a scrivere.
Qualche giorno fa ho visto un uomo piantare un albero. Mi sono chiesto se sapesse che forse non avrebbe mai cercato la sua ombra. Poi ho capito che era proprio quello il significato del gesto.
Mi sono domandato molte volte dove nasca il coraggio.
Da bambino immaginavo che appartenesse agli eroi.
A chi affrontava le tempeste.
A chi non aveva paura.
Poi sono cresciuto.
E ho scoperto che il coraggio somiglia molto meno al rumore e molto di più al silenzio.
Il coraggio è una madre che sorride al proprio figlio mentre nasconde le lacrime.
È un uomo che esce di casa ogni mattina senza sapere cosa lo aspetta, ma decide comunque di costruire il proprio domani.
È una donna che ricomincia dopo aver visto andare in frantumi tutto ciò che aveva immaginato.
È una mano che continua a cercarne un’altra, anche dopo aver conosciuto il dolore.
Abbiamo sempre raccontato il coraggio come una battaglia.
Forse ci siamo sbagliati.
Il coraggio, quasi sempre, è una carezza.Almeno per me.
È la scelta di restare gentili in un mondo che ci invita continuamente a diventare duri.
È continuare ad amare senza avere nessuna garanzia.
È fidarsi ancora, dopo essere stati delusi.
È ricominciare senza pretendere la certezza di riuscire.
Forse il gesto più coraggioso che compiamo ogni giorno è molto più semplice.
Prepariamo il domani.
Facciamo la spesa.
Piantiamo un fiore.
Scriviamo una lettera.
Prenotiamo un viaggio.
Mettiamo da parte un sogno.
Pronunciamo parole come “l’anno prossimo” con una naturalezza disarmante.
Eppure nessuno di noi possiede davvero il domani.
È questa la meraviglia dell’essere umano.
Costruiamo eternità con il materiale più fragile che esista.
Il tempo.
Sappiamo di essere creature finite.
Lo sappiamo da sempre.
Eppure continuiamo a vivere come se ogni gesto potesse lasciare una traccia oltre noi stessi.
Forse è proprio questo che ci rende profondamente umani.
Non il desiderio di essere immortali.
Ma la capacità di creare qualcosa che continui a vivere anche quando noi non ci saremo più.
Una parola.
Un insegnamento.
Un figlio.
Un libro.
Un albero.
Un amore.
Nulla di tutto questo nasce dalla certezza.
Nasce dalla speranza.
Ed è per questo che il coraggio e la speranza si assomigliano così tanto.
Entrambi camminano senza sapere dove finirà la strada.
Credo che il coraggio non abbia nulla a che vedere con l’assenza della paura.
Anzi.
La paura gli cammina accanto ogni giorno.
Il coraggio è scegliere di non lasciarle l’ultima parola.
Forse nessuno di noi ricorderà il numero esatto dei giorni che ha vissuto.
Ricorderemo, invece, i giorni in cui abbiamo avuto il coraggio di dire “sì” quando sarebbe stato più semplice fuggire.
I giorni in cui abbiamo perdonato.
I giorni in cui siamo rimasti.
I giorni in cui abbiamo ricominciato.
Alla fine ho ripensato a quell’uomo che piantava un albero.
Ho immaginato qualcuno, molti anni dopo, sedersi alla sua ombra.
Forse non saprà mai chi lo ha piantato.
Forse non pronuncerà mai il suo nome.
Eppure, in qualche modo, quell’uomo sarà ancora lì.
Ho capito allora che il coraggio non consiste nel lasciare il proprio nome alla storia.
Consiste nel lasciare il mondo appena migliore di come lo abbiamo trovato.
Anche se nessuno se ne accorgerà.
Perché il coraggio non chiede di essere ricordato.
Gli basta sapere di aver reso più leggero il cammino di qualcuno.
E forse è proprio questo il gesto più straordinario che un essere umano possa compiere.
Continuare a seminare futuro…
pur sapendo di non poterlo abitare per sempre.

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