Dove finiscono i sogni
Prima di scrivere
Questo è quello che è accaduto dentro di me prima che iniziassi a scrivere.
Sono tornato alla domanda con cui era iniziato tutto. Questa volta non cercavo una risposta. Cercavo l’uomo che, quattro capitoli fa, aveva avuto il coraggio di porsela. L’ho ritrovato. Non aveva trovato ciò che cercava. Aveva semplicemente imparato a guardare il mondo con occhi diversi.
Ci sono domande che attraversano un’intera vita senza chiedere di essere risolte.
Restano lì.
Sedute accanto a noi.
Cambiano il loro modo di guardarci mentre cambiamo il nostro modo di guardarle.
“Dove finiscono i sogni?”
Per molto tempo ho creduto che la risposta fosse semplice.
Pensavo che un sogno finisse il giorno in cui smettevamo di inseguirlo.
Poi ho creduto che finisse quando la realtà lo rendeva impossibile.
Più tardi ancora, quando la paura diventava più grande del coraggio.
Mi sbagliavo.
I sogni non conoscono la parola fine.
Conoscono la trasformazione.
Ho visto sogni cambiare volto.
Diventare più piccoli.
Più silenziosi.
Più umili.
Ho visto sogni rinunciare alla grandezza per diventare una carezza.
Una presenza.
Una scelta quotidiana.
E allora ho capito che il problema non è dove finiscono.
Il problema è che continuiamo a cercarli nel luogo in cui li abbiamo lasciati.
Ma i sogni non aspettano.
Camminano.
Invecchiano con noi.
Imparano dai nostri errori.
Si piegano senza spezzarsi.
E, qualche volta, hanno il coraggio di diventare qualcosa di completamente diverso da ciò che avevamo immaginato.
Forse è questo che ci spaventa.
Non perdere un sogno.
Vederlo cambiare.
Perché cambiare significa accettare che anche noi non siamo più le persone che eravamo.
Ho ripensato al respiro.
Alla memoria.
Alle lucciole.
Al coraggio.
Credevo fossero quattro capitoli.
Adesso capisco che erano quattro strade.
Tutte portavano qui.
Il respiro mi ha insegnato che ogni istante è un dono.
La memoria mi ha insegnato che nulla di ciò che ci attraversa scompare davvero.
Le lucciole mi hanno insegnato che basta una luce minuscola per attraversare una notte immensa.
Il coraggio mi ha insegnato che continuiamo a seminare futuro anche quando sappiamo che non ci apparterrà.
E allora…
dove finiscono i sogni?
Forse finiscono ogni volta che smettiamo di donarli.
Perché un sogno custodito soltanto per se stessi, lentamente, si consuma.
Un sogno condiviso, invece, continua il proprio cammino anche quando noi ci fermiamo.
Ci sono parole che continuano a vivere nella voce di un figlio.
Abbracci che insegnano ad altri come amare.
Libri che cambiano persone che non incontreremo mai.
Alberi piantati da mani di cui nessuno ricorda il nome.
Forse i sogni hanno sempre saputo quello che noi fatichiamo ad accettare.
Non ci appartengono.
Ci attraversano.
Per un tratto di strada scelgono di abitare dentro di noi.
Ci cambiano.
Ci rendono più vivi.
Poi, quando arriva il momento, cercano un altro cuore disposto ad accoglierli.
Ed è così che sopravvivono al tempo.
Non diventando eterni.
Ma diventando umani.
Adesso credo di sapere dove finiscono i sogni.
Finiscono ogni volta che trovano qualcuno disposto a trasformarli in un gesto.
In una parola.
In una scelta.
In una vita.
Perché il destino di un sogno non è essere realizzato.
È continuare a generare vita.
E forse è proprio questo il privilegio più grande che ci è stato concesso.
Non vivere abbastanza da trattenere i nostri sogni per sempre.
Ma vivere abbastanza da consegnarli a qualcun altro.
Così, un giorno, quando qualcuno pronuncerà il nostro nome per l’ultima volta, i nostri sogni avranno già imparato a respirare dentro un’altra storia.
E in quel momento capiremo che non erano mai finiti.
Avevano semplicemente trovato un nuovo inizio.
Fine

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