L’amore, forse

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Se ascolti abbastanza a lungo, anche il silenzio finisce per raccontare una storia.

Il momento in cui smettiamo di cercare

Forse l’amore non arriva quando incontriamo qualcuno. Forse arriva quando smettiamo di difenderci da ciò che potremmo provare.

Ci insegnano a riconoscere l’amore.

Io, invece, credo che l’amore abbia un modo tutto suo di riconoscere noi.

Non ci trova nei giorni migliori.

Non ci aspetta quando siamo pronti.

Arriva quasi sempre mentre siamo impegnati a vivere altro.

Ed è curioso.

Perché all’inizio non gli assomiglia affatto.

Ha il volto di una consuetudine.

Di una presenza che non pretende nulla.

Di una voce che, lentamente, smette di sembrarci estranea.

Ci sono parole che cambiano significato senza cambiare suono.

“Domani.”

All’inizio è soltanto un giorno.

Poi, senza sapere quando sia successo, diventa una persona.

E quel domani inizia ad avere un passo.

Un sorriso.

Un modo tutto suo di abitare i nostri pensieri.

Forse il cuore non corre mai verso qualcuno. Impara semplicemente a riconoscere il luogo in cui desidera tornare.

Ogni tanto mi fermo a osservare le persone.

Camminano accanto.

Si superano.

Si sfiorano.

La maggior parte di loro continuerà il proprio viaggio senza lasciare traccia.

Eppure basta un incontro.

Uno soltanto.

Per cambiare il modo in cui attraverseremo tutti gli altri.

È una trasformazione silenziosa.

Nessuno la vede.

Nemmeno chi la sta vivendo.

Forse è per questo che l’amore ha così tanto pudore.

Non vuole essere scoperto troppo presto.

Preferisce crescere dove nessuno guarda.

Tra una frase lasciata in sospeso.

Tra un arrivederci pronunciato senza pensarci.

Tra quei piccoli istanti che sembrano identici a tutti gli altri.

Solo più tardi comprendiamo che identici non lo erano affatto.

Ci sono giorni che non chiedono di essere ricordati. Aspettano soltanto il momento in cui capiremo perché non li abbiamo mai dimenticati.

E allora accade qualcosa.

Non fuori.

Dentro.

Il tempo continua a scorrere con la stessa ostinazione.

Le strade restano le stesse.

Le stagioni fanno ciò che hanno sempre fatto.

Ma noi…

Noi iniziamo ad ascoltare il silenzio in modo diverso.

Scopriamo che alcune attese non pesano.

Alcune presenze non invadono.

Alcune persone riescono a restare perfino quando non stanno dicendo nulla.

E forse è proprio lì che tutto comincia.

Non nel momento in cui qualcuno ci prende la mano.

Ma nell’istante infinitamente più fragile in cui smettiamo di avere paura di lasciare aperta la nostra.

Forse l’amore non ci cambia all’improvviso. Ci insegna, con infinita delicatezza, a riconoscere la persona che stavamo diventando mentre qualcuno camminava, in silenzio, accanto a noi.

4 risposte a “L’amore, forse”

  1. C’è una bellezza sottile in ciò che hai scritto: l’amore che non arriva come evento, ma come accadimento silenzioso, come un passo che si avvicina senza fare rumore. Mi colpisce l’idea che non sia un incontro a cambiarci, ma il modo in cui iniziamo ad ascoltare ciò che prima non vedevamo.
    È vero: alcune presenze non chiedono spazio, lo abitano. E in quel gesto minuscolo — una mano lasciata aperta, un domani che prende forma — c’è tutta la rivoluzione gentile che ci trasforma.

    1. L’amore, quello autentico, raramente irrompe si lascia riconoscere poco alla volta, quasi chiedendoci di imparare un nuovo modo di guardare il mondo. E forse la rivoluzione più grande è proprio questa accorgersi che, senza rumore, qualcuno è già diventato casa. Grazie di cuore per la sensibilità con cui hai letto tra le righe.

  2. …in punta di piedi, con leggera discrezione 🙂

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