Piccole esplorazioni dell’invisibile che ci abita.
Il silenzio
Dopo aver perduto qualcuno, il silenzio cambia voce.
Prima era una pausa tra due parole, un momento di quiete, un luogo in cui riposare.
Poi diventa qualcosa che ti aspetta.
Entri in casa e lui è già lì. Ti accompagna mentre appoggi le chiavi sul tavolo, mentre versi un bicchiere d’acqua, mentre passi davanti a una porta che un tempo si apriva senza pensarci.
All’inizio provi a riempirlo. Accendi la televisione, lasci la radio in sottofondo, cerchi il rumore delle persone. Qualunque suono sembra migliore di quel vuoto.
Poi, un giorno, comprendi che non è il silenzio a fare paura.
È ciò che il silenzio conserva.
Ci sono silenzi che non nascono dall’assenza delle parole, ma dalla presenza dell’amore.
Da quel momento smetti di combatterlo.
Ti siedi accanto a lui.
E scopri che, dentro quel silenzio, continuano a vivere le cose che nessun rumore riuscirà mai a cancellare.
Un modo di pronunciare il tuo nome.
Una risata che riaffiora senza essere stata chiamata.
Un gesto tanto piccolo da essere rimasto nascosto per anni.
Capisci allora che il silenzio non è il luogo dove tutto finisce.
È il luogo dove ciò che conta smette di avere bisogno delle parole.
Forse è proprio lì che l’anima sceglie di nascondersi.
Non per essere dimenticata.
Ma per essere ascoltata.
L’anima non dimentica. Impara soltanto a respirare insieme alle sue assenze.

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