Quei cinque secondi
Il rosso compare all’improvviso.
La fila rallenta.
Il piede raggiunge il freno prima ancora che io me ne accorga.
Il motore resta acceso.
Anch’io.
Eppure, per la prima volta da stamattina, non sto andando da nessuna parte.
*Resta.*
Mi accorgo di una cosa.
Non ricordo il tragitto appena percorso.
Ho guidato.
Ho cambiato marcia.
Ho attraversato incroci.
Eppure, se qualcuno mi chiedesse di raccontare gli ultimi dieci minuti, non saprei farlo.
Ero presente.
Ma non c’ero.
Quanta parte della nostra vita attraversa il tempo senza attraversare noi?
*Guarda dove sei.*
Davanti a me un ragazzo attraversa sulle strisce.
Cammina senza fretta.
Tiene per mano una bambina.
Lei, invece, ha fretta di tutto.
Si ferma.
Indica qualcosa.
Sorride.
Lui si ferma con lei.
Perde qualche secondo.
O forse li guadagna.
Il semaforo continua a essere rosso.
Io continuo a guardarli.
*Non è il tempo che manca.*
Per anni ho creduto che crescere significasse imparare ad accelerare.
Fare più cose.
Riempire ogni spazio.
Rispondere subito.
Arrivare prima.
Adesso mi domando se non sia vero il contrario.
Forse maturare significa accorgersi di ciò che, correndo, abbiamo smesso di vedere.
*Lascia che ti raggiunga.*
All’improvviso riaffiora un pomeriggio lontano.
Io e mio padre.
Un attraversamento pedonale.
La sua mano grande che stringeva la mia.
Ricordo perfettamente la pressione delle sue dita.
Non ricordo una sola parola.
È strano.
La memoria conserva ciò che ci ha tenuti al sicuro molto più di ciò che ci è stato detto.
Non avevo cercato quel ricordo.
È stato lui a trovare me.
*È qui che volevi tornare.*
Il verde si accende.
Le automobili riprendono il loro cammino.
La mano torna sul cambio.
Il piede sull’acceleratore.
La città ricomincia a scorrere.
Anch’io.
Ma c’è una differenza che nessuno potrà vedere.
Per qualche secondo il mondo aveva smesso di chiedermi di andare avanti.
Mi aveva chiesto soltanto di esserci.
E forse è questo il dono nascosto di quei cinque secondi.
Non fermano il tempo.
Fermano la distrazione.
Ci restituiscono a noi stessi prima che la vita torni, con tutta la sua voce, a reclamarci.
*Adesso puoi andare.*

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