Quei cinque secondi

·

Il computer si accende.

Lo schermo è ancora nero.

Poi compare una luce.

Ancora qualche istante.

Le icone non sono arrivate.

La giornata, per fortuna, nemmeno.

       *Non riempire subito questo spazio.*


Ogni mattina credo di iniziare da lì.

Da una scrivania.

Da una tastiera.

Da un elenco di cose da fare.

Poi, proprio in quei pochi secondi, mi accorgo che non è vero.

La giornata non comincia quando si accende uno schermo.

Comincia molto prima.

Comincia nel modo in cui entro dentro ciò che mi aspetta.

       *Non consegnarti ancora.*


Lo schermo continua a caricarsi.

Io resto immobile.

Ed è strano quanto possa fare paura un istante in cui non siamo obbligati a fare niente.

Siamo diventati così abili a riempire ogni vuoto da dimenticare che è proprio il vuoto a dare forma a ciò che contiene.

Una pagina senza margini sarebbe illeggibile.

Una musica senza pause sarebbe soltanto rumore.

Forse vale anche per noi.

       *Lascia uno spazio anche dentro di te.*


Mi torna alla mente una domanda che non ricordavo più.

Quando ho iniziato a identificarmi con quello che produco?

Quando ho smesso di pensare che il mio valore potesse esistere anche nei giorni in cui non concludevo nulla?

Non cerco una risposta.

La domanda basta.

Perché alcune domande non servono a essere risolte.

Servono a cambiare il luogo da cui guardiamo le cose.

       *Non sei ciò che dimostri.*


Lo schermo prende vita.

Le finestre si aprono una dopo l’altra.

Le notifiche iniziano a reclamare attenzione.

Il mondo torna a bussare.

Con la sua urgenza.

Con la sua voce.

Con la sua fame di tempo.

Ma qualcosa è rimasto seduto, in silenzio, accanto a me.

È quella domanda.

Non pretende.

Non incalza.

Respira.

Aspetterà il momento giusto.

Capisco allora che quei cinque secondi non mi hanno dato una risposta.

Mi hanno restituito una compagnia.

La mia.

       *Non perderti mentre costruisci la giornata.*


Appoggio le mani sulla tastiera.

Inizio a scrivere.

Le stesse dita.

Lo stesso lavoro.

Lo stesso giorno.

Eppure c’è una differenza che nessuno vedrà.

Per qualche istante non ho acceso un computer.

Ho acceso la possibilità di non dimenticare chi stava per usarlo.

       *Adesso comincia.*


5 risposte a “Quei cinque secondi”

  1. Credo che in queste righe tu abbia colto qualcosa che sfugge quasi sempre: quel minuscolo tempo in cui la giornata non è ancora iniziata, ma noi sì. Hai dato dignità a un istante che di solito ignoriamo, e lo hai trasformato in un luogo dove ci si può ritrovare.
    Leggendoti ho sentito la stessa sospensione che descrivi: quel respiro che non chiede nulla, che non pretende risultati, che semplicemente ci ricorda che esistiamo prima di ciò che facciamo.
    Grazie per aver dato voce a quei cinque secondi — sembrano piccoli, ma nel modo in cui li racconti diventano un gesto di cura verso sé stessi.

    1. Le tue parole mi hanno colpito profondamente, perché hai riconosciuto proprio ciò che desideravo raccontare. Quei cinque secondi sono minuscoli solo in apparenza a volte basta un istante per ricordarci chi siamo, prima che la giornata ci chieda di essere qualcos’altro. Sapere che quella sospensione è arrivata anche a te è il regalo più bello che un testo possa ricevere. Grazie di cuore per averla accolta con una sensibilità così autentica.

  2. Un testo veramente interessante e profondamente riflessivo. Effettivamente con la vita che conduciamo oggi siamo sempre pieni di cose da fare, non abbiamo tempo e spazio per stare soli con noi stessi e con i nostri pensieri. È una riflessione davvero molto bella e scritta in maniera forte. L’ho apprezzato molto.

    1. Ti ringrazio di cuore per il tempo che hai dedicato a queste parole e per averne colto il significato più profondo. Credo anch’io che oggi il rumore delle giornate finisca spesso per allontanarci dall’ascolto di noi stessi, e forse quei piccoli istanti di silenzio sono proprio ciò che ci permette di ritrovarci. Sapere che questo testo ti abbia lasciato una riflessione è, per chi scrive, una delle soddisfazioni più grandi. Grazie davvero per essere passato da queste pagine è un piacere.

  3. 🎀 Essere presenti a se stessi nell’attimo fuggente e’ una conquista cognitiva che colloca la persona sopra i fatti, non sotto, non dentro ~ Sopra ~ E l’effetto illumina.

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