Viaggi in Corea
Le fotografie che non hanno mai smesso di aspettare
Esistono fotografie che raccontano un giorno felice. Altre, invece, finiscono per raccontare tutto ciò che sarebbe accaduto dopo. Senza saperlo.
…
Quella mattina il cielo era limpido.
Di quelli che fanno sembrare ogni cosa incredibilmente vicina.
Eppure, c’era un luogo in cui la distanza continuava a essere infinita.
La strada saliva lentamente.
Ai lati, alberi.
Poi il silenzio.
Un silenzio diverso da quello incontrato nei templi.
Diverso da quello dell’alba.
Questo sembrava custodire qualcosa che nessuno aveva il coraggio di disturbare.
…
Mi sono fermato davanti a una fotografia.
Non ricordo il nome della famiglia ritratta.
Forse non era nemmeno scritto.
Ricordo soltanto i loro volti.
Una madre.
Un padre.
Due bambini.
Sorridevano.
Con quella compostezza che apparteneva alle fotografie di un tempo.
Per qualche minuto ho continuato a guardarli.
Poi ho pensato una cosa che non avevo previsto.
Nessuno di loro sapeva che quella sarebbe diventata l’ultima fotografia in cui erano ancora insieme.
…

Ci sono guerre che distruggono le città.
Altre distruggono qualcosa di molto più fragile.
L’abitudine di sedersi allo stesso tavolo.
La possibilità di bussare alla porta di un fratello.
Il gesto semplice di una madre che aspetta il ritorno di un figlio.
Quando la penisola coreana venne divisa, non si spezzò soltanto una terra.
Si interruppero migliaia di vite.
Milioni di storie rimasero improvvisamente senza un finale.
…
Noi osserviamo quella linea su una cartina geografica.
La chiamiamo confine.
Per molti coreani, invece, quella linea ha ancora il nome di qualcuno.
Un padre.
Una sorella.
Un nonno.
Una casa rimasta dall’altra parte.
È questa la differenza.
Le mappe dividono gli Stati.
La memoria continua a unire le persone.
…
Vicino alla zona demilitarizzata il vento non incontra ostacoli.
Attraversa il filo spinato con la naturalezza di chi non conosce la parola confine.
Gli uccelli volano da una parte all’altra.
Le nuvole fanno lo stesso.
La natura sembra ricordare agli uomini qualcosa che gli uomini hanno dimenticato.
Che la terra, in fondo, non appartiene a nessuno.
…
Negli anni alcune famiglie hanno potuto rivedersi.
Poche ore.
Una vita intera racchiusa dentro un pomeriggio.
Madri che ritrovavano figli ormai anziani.
Fratelli che si riconoscevano più dalle lacrime che dai lineamenti.
Poi arrivava di nuovo il momento di salutarsi.
Credo esistano addii che fanno meno male.
Perché almeno hanno avuto il privilegio di essere preceduti da una vita vissuta insieme.
…

Mentre lasciavo quel luogo, continuavo a pensare alla fotografia.
Forse non era importante sapere chi fossero quelle persone.
Erano diventate tutte le famiglie.
Tutti gli abbracci rimasti sospesi.
Tutte le parole che la storia aveva costretto a fermarsi.
Ed è stato proprio allora che ho capito una cosa.
La Corea non custodisce soltanto la memoria del proprio passato.
Custodisce quella parte dell’umanità che continua a credere che ogni distanza, prima o poi, meriti di essere attraversata.
Forse è anche per questo che questo Paese parla così piano.
Perché conosce il valore di ogni parola che riesce ancora ad arrivare dall’altra parte.

Prima di ripartire…
Un libro
Pachinko, di Min Jin Lee.
Non racconta soltanto una famiglia.
Racconta quanto possa essere difficile continuare a chiamare “casa” un luogo che la storia ha cambiato per sempre.
…
Una serie
Pachinko.
Guardala senza fretta.
Scoprirai che le grandi vicende del mondo passano sempre attraverso le vite di persone comuni.
Ed è lì che fanno più rumore.
…
Un luogo
La DMZ.
Non andarci per vedere un confine.
Fermati qualche minuto ad ascoltare il vento.
A volte racconta più lui di un intero libro di storia.
…
Un piccolo gesto
Prendi una vecchia fotografia della tua famiglia.
Guardala in silenzio.
Non cercare chi manca.
Ringrazia chi, in quell’istante, c’era.
Perché ogni fotografia è un presente che il tempo ha trasformato in memoria.
E noi ce ne accorgiamo sempre un po’ troppo tardi.
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