K-Moment

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Viaggi in Corea

L’oro che pesava meno dell’amore

Esistono oggetti che valgono molto. E poi ne esistono altri che, nel momento giusto, smettono di avere un prezzo e cominciano ad avere un significato.

Era una mattina come tante.

Fuori dai centri di raccolta le persone aspettavano in silenzio.

Nessuno sembrava avere fretta.

Nessuno parlava ad alta voce.

Tra quelle mani c’erano piccoli sacchetti di stoffa.

Scatole consumate dal tempo.

Custodie di velluto.

Oggetti custoditi per una vita intera.

Un anello.

Una collana.

Un orologio.

Una medaglia.

Un bracciale ricevuto da una madre.

Una fede nuziale.

Ogni persona arrivava con qualcosa di prezioso.

Ma nessuno sembrava avere l’impressione di stare perdendo qualcosa.

Provai a immaginare cosa passasse nella mente di quella donna.

Forse aveva ricevuto quel gioiello il giorno del suo matrimonio.

Forse lo aveva indossato nei momenti più importanti della sua vita.

Eppure, quella mattina, lo lasciò andare con una serenità che mi colpì profondamente.

Come se avesse compreso che, in certi momenti, i ricordi possono cambiare forma senza perdere il loro valore.

Negli anni della grande crisi economica la Corea del Sud attraversò uno dei periodi più difficili della sua storia recente.

Le aziende chiudevano.

Molte famiglie perdevano il lavoro.

Il Paese chiese aiuto al Fondo Monetario Internazionale.

Sembrava l’inizio di una lunga caduta.

Accadde, invece, qualcosa che nessun economista avrebbe saputo prevedere.

Milioni di cittadini decisero volontariamente di donare il proprio oro.

Non per obbligo.

Non per paura.

Per appartenenza.

Fu chiamata la Gold Collection Campaign.

Ma quel nome racconta soltanto ciò che avvenne.

Non racconta ciò che significò.

Perché quel giorno non furono donati soltanto gioielli.

Vennero affidati allo Stato ricordi di famiglia.

Promesse.

Anniversari.

Eredità.

Piccoli frammenti di vita.

Come se un’intera nazione avesse deciso che il futuro dei propri figli valesse più del passato custodito in un cassetto.

Mentre leggevo le testimonianze di quei giorni, continuavo a pensare che l’oro, in fondo, non fosse mai stato il vero protagonista.

Il protagonista era la fiducia.

Quella forza silenziosa che permette a un popolo di guardarsi negli occhi e dire:

“Ne usciremo insieme.”

Forse è anche da lì che nasce il carattere della Corea di oggi.

La disciplina.

L’impegno.

Il rispetto quasi sacro per il lavoro.

La ricerca continua dell’eccellenza.

Non sono soltanto qualità.

Sono il ricordo di un tempo in cui ogni gesto sembrava poter fare la differenza.

Ripensando a quella storia mi sono accorto di una cosa.

Noi siamo abituati a misurare la ricchezza da ciò che possediamo.

Quel giorno la Corea dimostrò che esiste una ricchezza molto più difficile da costruire.

Quella che nasce quando milioni di persone scelgono, spontaneamente, di sentirsi responsabili gli uni degli altri.

Sono uscito da quella storia con una domanda che continua ad accompagnarmi.

Che cosa siamo davvero disposti a consegnare per proteggere ciò che amiamo?

Forse la risposta non riguarda la Corea.

Forse riguarda tutti noi.


Prima di ripartire…

Un libro

Please Look After Mom, di Kyung-sook Shin.

Perché ci ricorda che il valore delle cose non coincide quasi mai con il loro prezzo.

Un film

Ode to My Father.

Un viaggio attraverso la storia recente della Corea raccontato con gli occhi di una famiglia.

Guardandolo comprenderai quanto la storia di un Paese possa abitare la vita di una sola persona.

Un luogo

Il Museo della Banca di Corea, a Seoul.

Entraci senza pensare all’economia.

Ogni oggetto racconta, in realtà, una storia di persone.

Un piccolo gesto

Questa sera apri un cassetto.

Prendi un oggetto che conservi da molti anni.

Tienilo tra le mani qualche minuto.

Poi chiediti:

Quanto vale?

Subito dopo fatti una domanda diversa.

Perché lo conservo ancora?

Scoprirai che le due risposte non coincidono quasi mai.

6 risposte a “K-Moment”

  1. Il tuo testo odierno dedicato alla Corea è davvero toccante e posso comprendere la tua commozione nel leggerne la loro storia e non solo è toccante ma è un testo dal quale c’è da imparare e molto ..In queste sere che mi sto appassionando a leggere la loro storia, mi sto rendendo conto l’immensità di questo popolo: per uscire da tutta la devastazione che lo aveva colpiti, ci sono usciti da soli con le loro proprie forze e senza aiuti esterni e credo che questo dimostri non solo la loro capacità ma la grandezza di sentimento che hanno. Più leggo e più mi appassionò non per la sua parte geografica, monumenti e quant’altro faccia parte del paese, ma sta crescendo in me sempre più una vera ammirazione per questo popolo e ripeto, abbiamo molto da imparare anzi, tutto, noi poveri e miserabili occidentali, “,poveri e miserabili” inteso come animo naturalmente, da quell’egoismo che ci prevarica.

    1. Anch’io, viaggio dopo viaggio, ho capito che la Corea non mi stava conquistando con i suoi luoghi, ma con il carattere del suo popolo.

      La loro storia è fatta di ferite profonde, eppure hanno scelto di ricostruire senza trasformare il dolore in un alibi. Hanno custodito il senso della comunità, del rispetto, del sacrificio e dell’educazione come un patrimonio da tramandare. È questo che mi emoziona ogni volta che torno.

      Non penso esistano popoli perfetti, perché le fragilità appartengono a tutti noi. Ma credo che esistano popoli dai quali si possa imparare molto. E la Corea, per me, è uno di questi.

      Se queste pagine stanno facendo nascere in te la stessa ammirazione che ho provato io, allora significa che il viaggio ha già raggiunto il suo scopo più bello.

      Grazie di cuore per aver camminato accanto a me, passo dopo passo.

  2. È una rubrica molto intensa, per questo evito di commentarla, perché ogni parola non sarebbe in grado di restituire le emozioni che conseguono

    1. Forse è proprio questo il complimento più bello che possa ricevere.

      Ci sono parole che nascono per essere commentate e altre che chiedono soltanto di essere trasportate, in silenzio. Sapere che le leggi così, senza sentire il bisogno di aggiungere altro, mi dice che hanno trovato il loro posto.

      Grazie di cuore. Anche il tuo silenzio, quando nasce da un’emozione, è una forma di dialogo.

  3. 🎀 Credo che il “carattere” della Corea del sud nasca dal pensiero Confuciano, molto influente da secoli ~ Nonostante la religione piu’ diffusa nel territorio sia ad oggi il Cristianesimo, il Confucianesimo risulta aver formato eccellentemente il popolo coreano, (e non solo) dotandolo delle pregevoli caratteristiche che ben descrivi …

    1. Condivido molto questa riflessione. Credo anch’io che il pensiero confuciano abbia lasciato un’impronta profonda sul modo di vivere dei coreani…il rispetto, il senso della comunità, l’educazione, l’attenzione verso gli altri. Sono valori che ancora oggi si percepiscono nella quotidianità.

      Ed è proprio questo che mi affascina della Corea, la capacità di custodire la propria storia senza rinunciare a guardare avanti. Forse è anche per questo che riesce a essere così moderna senza perdere la propria anima.

      Grazie per questo prezioso contributo. Arricchisce il viaggio tanto quanto le mie parole.

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