«La maturità non arriva quando smetti di sbagliare. Arriva quando smetti di fuggire dai tuoi errori.»
Ci sono verità che non ci rendono più forti. Ci rendono semplicemente più sinceri.
Da bambini pensiamo che crescere significhi diventare impeccabili.
Poi la vita, con una pazienza che non avevamo previsto, ci insegna altro.
Ci mostra che continueremo a sbagliare parole, tempi, persone. Prenderemo decisioni che col tempo ci sembreranno incomprensibili. Feriremo qualcuno senza volerlo e, qualche volta, saremo noi a portarci addosso la ferita più difficile da rimarginare.
Per molto tempo crediamo che la soluzione sia dimenticare.
Nascondere.
Voltare pagina in fretta.
Ma gli errori hanno una memoria silenziosa. Non inseguono chi li guarda negli occhi. Inseguono chi continua a evitarli.
La maturità, forse, non ha nulla a che fare con la perfezione.
Assomiglia di più a quel giorno in cui trovi il coraggio di sederti accanto alla persona che eri, invece di giudicarla.
La osservi.
Le sorridi con una tenerezza che allora non possedevi.
E capisci che senza quei passi incerti non saresti mai arrivato fin qui.
Da quel momento gli errori smettono di essere un tribunale.
Diventano una lingua.
La lingua con cui la vita ci ha insegnato ciò che nessun successo avrebbe saputo raccontare.
Non guarisce chi cancella il proprio passato. Guarisce chi trova il coraggio di abitarlo senza averne più paura.

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