Aforizzando

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«La maturità non arriva quando smetti di sbagliare. Arriva quando smetti di fuggire dai tuoi errori.»

Ci sono verità che non ci rendono più forti. Ci rendono semplicemente più sinceri.

Da bambini pensiamo che crescere significhi diventare impeccabili.

Poi la vita, con una pazienza che non avevamo previsto, ci insegna altro.

Ci mostra che continueremo a sbagliare parole, tempi, persone. Prenderemo decisioni che col tempo ci sembreranno incomprensibili. Feriremo qualcuno senza volerlo e, qualche volta, saremo noi a portarci addosso la ferita più difficile da rimarginare.

Per molto tempo crediamo che la soluzione sia dimenticare.

Nascondere.

Voltare pagina in fretta.

Ma gli errori hanno una memoria silenziosa. Non inseguono chi li guarda negli occhi. Inseguono chi continua a evitarli.

La maturità, forse, non ha nulla a che fare con la perfezione.

Assomiglia di più a quel giorno in cui trovi il coraggio di sederti accanto alla persona che eri, invece di giudicarla.

La osservi.

Le sorridi con una tenerezza che allora non possedevi.

E capisci che senza quei passi incerti non saresti mai arrivato fin qui.

Da quel momento gli errori smettono di essere un tribunale.

Diventano una lingua.

La lingua con cui la vita ci ha insegnato ciò che nessun successo avrebbe saputo raccontare.

Non guarisce chi cancella il proprio passato. Guarisce chi trova il coraggio di abitarlo senza averne più paura.

8 risposte a “Aforizzando”

  1. Un testo che non celebra la perfezione ma celebra la tenerezza.
    La capacità di rivolgere a sé lo stesso sguardo che avremmo per un bambino che prova, cade, si rialza.
    E forse è proprio lì che si guarisce: quando il passato smette di essere un luogo da evitare e diventa un luogo che finalmente possiamo vivere senza paura.

    1. Hai colto il cuore dell’aforisma con una delicatezza che mi ha emozionato. Mi piace molto quell’immagine del bambino, perché credo che il nostro errore più grande sia proprio questo…avere una tenerezza infinita per gli altri e una severità spietata verso noi stessi.

      Forse maturare non significa diventare migliori, ma imparare a guardarci con occhi più misericordiosi. E quando il passato smette di essere un’aula di tribunale e diventa semplicemente una stanza della nostra casa, allora possiamo entrarci senza più paura. Non per cambiare ciò che è stato, ma per riconoscere che anche quella parte di noi meritava di essere amata.

  2. Meraviglioso!
    Per anni ho avuto paura di sedermi accanto a chi ero stata, convinta, come mi avevano, che non fossi degna, non fossi abbastanza, non fossi niente…mai poi, un giorno, guardandomi allo specchio ho ritrovato in quegli occhi semplicemente me stessa e l’ho abbracciata, tutta la rabbia si è sciolta…

    1. Le tue parole valgono quanto un racconto. Credo che il momento in cui hai deciso di abbracciare la persona che eri sia uno dei gesti più difficili che un essere umano possa compiere. Perdonare gli altri è complesso, ma riconciliarsi con se stessi lo è ancora di più, perché significa smettere di guardarsi con gli occhi di chi ci ha feriti e iniziare, finalmente, a guardarsi con i propri. È lì che la rabbia perde la sua voce, perché non ha più nulla da difendere. Grazie per aver condiviso un frammento così autentico di te. Non per caso mi piace ciò che le tue composizioni lasciano..perchè sei vera oltre a una scrittrice interessantissima.

  3. Ne sono fermamente convinta

    1. Noi siamo simili per cui siamo in due…

  4. 🎀 Bellussimo articolo sul significato della crescita ~ Sapersi “confrontare”, saper “stare di fronte” …

    1. Grazie di cuore. Mi ha colpito molto la tua espressione”saper stare di fronte”.In fondo è proprio lì che inizia ogni crescita. Non quando impariamo a evitare ciò che ci mette in difficoltà, ma quando troviamo il coraggio di restargli davanti senza smettere di essere noi stessi. Credo che il confronto, prima ancora che con gli altri, sia un dialogo paziente con la persona che stiamo lentamente diventando.

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