Disordine

·

Ci sono scrivanie che nessuno avrebbe il coraggio di toccare.

Non perché siano ordinate.

Per il motivo esatto opposto.

Un libro aperto sulla stessa pagina da due giorni.

Una penna rimasta senza cappuccio.

Un foglio piegato a metà.

Una tazza di caffè ormai fredda.

Gli occhiali appoggiati sopra una lettera.

Le chiavi lasciate accanto al telefono.

A uno sguardo distratto sembrerebbe soltanto disordine.

Ma prova a fermarti.

Guardala davvero.

Ogni oggetto ha smesso di essere un oggetto.

È diventato il punto esatto in cui qualcuno ha interrotto un pensiero.

Nessuno lascia una penna aperta.

Lascia aperto ciò che stava vivendo.

È una differenza sottile.

Eppure cambia tutto.

Per questo credo che il disordine venga frainteso.

Pensiamo sia il contrario dell’ordine.

Non lo è.

È il contrario dell’immobilità.

Ogni essere umano, almeno una volta nella vita, ha chiamato caos qualcosa che, anni dopo, avrebbe chiamato destino.

È il privilegio del tempo.

Dare un nome nuovo alle cose che, mentre le attraversavamo, sembravano soltanto sbagliate.

Anche i pensieri fanno così.

Non arrivano in fila.

Entrano tutti insieme.

Si sovrappongono.

Si interrompono.

Si rincorrono.

Una domanda apre la porta a un ricordo.

Quel ricordo richiama una paura.

La paura cambia il significato di una speranza.

E, senza accorgercene, dentro di noi non esiste più un luogo dove appoggiare il silenzio.

È in quei giorni che vorremmo cancellare tutto.

Fare ordine.

Subito.

Ma il disordine non è un errore da correggere.

È il laboratorio in cui la vita smonta ciò che non ci assomiglia più.

Nessuno ha mai visto nascere una stella nel silenzio.

Nessuno ha mai visto un seme rompere la terra senza sconvolgerla.

Ogni trasformazione lascia sempre qualcosa fuori posto.

Poi accade ciò che non sappiamo spiegare.

Non troviamo la risposta.

Troviamo il respiro.

Uno soltanto.

Poi un altro.

E mentre il mondo continua a correre, qualcosa dentro di noi ricomincia lentamente a scegliere.

Non quale pensiero eliminare.

Quale pensiero tenere.

Perché riordinare non significa rimettere tutto dov’era.

Significa capire che alcune cose non potranno più tornare al posto di prima.

Ed è giusto così.

Quando riordini una libreria non stai decidendo dove mettere i libri.

Stai decidendo quali storie vuoi che ti guardino ogni mattina.

Forse la vita ci chiede la stessa cosa.

Non di eliminare il disordine.

Ma di avere il coraggio di scegliere ciò che merita ancora un posto dentro di noi.


L'ordine non arriva quando ogni cosa torna al proprio posto. Arriva quando anche ciò che è cambiato trova finalmente il suo.

2 risposte a “Disordine”

  1. Col senno di poi – come ti ho già espresso in parte ieri – mi ritrovo in queste parole: il disordine non è una colpa, è una forma di movimento e sottolineo, il merito è tuo se l’ho capito. È il luogo in cui la vita cambia direzione senza avvisare. E quando finalmente riordiniamo, non rimettiamo a posto gli oggetti, ma noi stessi.

    1. Disordine è una rubrica che non parla delle cose fuori posto, ma di tutto ciò che dentro di noi sembra non avere un ordine e che, con il tempo, si rivela necessario.

      Ogni puntata è un invito a guardare il caos con occhi diversi… non come un errore da correggere, ma come uno spazio in cui le domande, le attese, le fragilità e i cambiamenti trovano lentamente il loro significato.

      Perché, a volte, è proprio ciò che ci appare più confuso a indicarci la strada che non avevamo ancora imparato a vedere.

Rispondi

Il mio Blog

Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

Iscriviti

Scopri di più da Silenzio Letteraio - Nel Silenzio del Tempo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere