Ci sono fedeltà che non fanno rumore.
Ogni notte la Luna torna. Non sempre alla stessa ora, non sempre con lo stesso volto, eppure torna. Da miliardi di anni percorre la medesima danza intorno alla Terra, senza conoscere esitazioni.
Forse non tutti sanno che ci mostra sempre la stessa faccia. Non è un caso, né una magia. La sua rotazione impiega lo stesso tempo della sua orbita, così il nostro cielo riceve da sempre il medesimo volto.
L’altro rimane nascosto.
Non perché voglia celarlo.
Semplicemente perché appartiene a un altrove che i nostri occhi non possono raggiungere dalla Terra.
È una discrezione cosmica.
Un modo antico di ricordarci che persino gli astri conservano una parte inviolata.
E forse è proprio questo a renderla così familiare.
Da quando il primo essere umano ha sollevato lo sguardo durante una notte senza nome, la Luna è rimasta lì. Ha attraversato ere, glaciazioni, civiltà, imperi, naufragi e promesse. Ha osservato lingue ormai scomparse, culle appena costruite e finestre rimaste aperte fino all’alba.
Non ha mai chiesto di essere ricordata.
Ha continuato a esserci.
Questa sera, mentre il giorno depone lentamente il suo ultimo respiro e la notte comincia a distendere il suo mantello sul mondo, prova a cercarla.
Non per domandarle qualcosa.
Solo per concederle il privilegio di essere vista.
Perché esistono presenze così antiche da non avere bisogno di parole.
Hanno soltanto bisogno che qualcuno, per un istante, alzi gli occhi.
E mentre il mondo si assopisce, c’è una compagna antica che continua il suo viaggio, custodendo il confine invisibile tra ciò che è stato e ciò che, domani, ricomincerà.

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