Nello sguardo

·

L’inizio

Lo sguardo è il filo che rende l’anima visibile.

Per anni ho creduto che lo sguardo servisse a vedere il mondo.

Poi ho iniziato a dubitarne.

E se fosse il contrario?

Se fosse il mondo ad aspettare il nostro sguardo per diventare davvero qualcosa?

Perché la stessa strada può essere un ritorno.

O un addio.

La stessa casa può essere un rifugio.

O una prigione.

Lo stesso silenzio può salvare qualcuno.

O consumarlo.

Nulla cambia.

Eppure cambia tutto.

Non fuori.

Dentro il luogo da cui scegliamo di guardare.

Forse è per questo che due persone attraversano lo stesso giorno e, la sera, raccontano due vite completamente diverse.

Non hanno vissuto un giorno differente.

Hanno abitato due sguardi differenti.


Lo sguardo

non illumina il mondo.

Gli consegna

un significato.

E da quel momento

la realtà

inizia a somigliare

a ciò che l’anima

ha avuto il coraggio

di vedere.


Da bambino pensavo che crescere significasse imparare sempre più cose.

Oggi mi sembra il contrario.

Crescere è accorgersi che ogni volta che cambia il nostro sguardo…

nasce un mondo che fino al giorno prima non esisteva.

Non perché sia comparso.

Perché noi non eravamo ancora capaci di abitarlo.

E allora ho capito che lo sguardo non è un testimone.

È il primo autore della nostra esistenza.

Il corpo percorre le strade.

Il tempo scrive i calendari.

Gli incontri cambiano i giorni.

Ma è lo sguardo che decide, in silenzio, quale vita stiamo realmente vivendo.

Forse è per questo che alcune persone, dopo un dolore, dicono:

“Non riesco più a guardare le cose come prima.”

Non stanno descrivendo una tristezza.

Stanno annunciando una nascita.

Perché ogni volta che muore uno sguardo…

da qualche parte,

uno nuovo

ha già iniziato a imparare la luce.

Forse la nostra vita non è la somma di ciò che ci è accaduto.

Forse è la storia di tutti gli sguardi che, uno dopo l’altro, ci hanno insegnato a vedere un essere umano che fino al giorno prima non conoscevamo: noi stessi.

Una risposta a “Nello sguardo”

  1. A volte crediamo che la vita cambi perché cambiano gli eventi, ma anch’io ho sempre più avuto il sospetto che
    il vero movimento avviene altrove: nel punto da cui scegliamo di guardare e come guardarlo.
    Il nostro sguardo riesce a trasformare le cose, a renderle più grandi o più strette, più agevoli o più difficili. Non perché il mondo si modifichi, ma perché noi diventiamo capaci di viverlo in un modo nuovo.
    Ogni volta che uno sguardo muore, non perdiamo qualcosa: acquistiamo una possibilità.
    Nasce un modo diverso di vedere, e con esso nasce una versione diversa di noi.
    Forse crescere non è accumulare esperienze, ma imparare a riconoscere quando un nuovo sguardo sta imparando a orientarsi
    e noi dobbiamo avere il coraggio di seguirlo.

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